martedì 23 agosto 2011

Oggi lasciamo Pechino per trasferirci a Xi'an, nello Shaanxi. Arriviamo all'aeroporto con tre ore di anticipo per paura di restare a terra, visto che sembra che Air China sia solita fare overbooking.
Viaggiamo in code-share con Shandong Airlines e l'aereo è effettivamente pieno. A quanto pare i cinesi, vista la vastità del paese, cominciano a volare con maggiore frequenza anche perché pagano meno della metà (giustamente!) rispetto agli stranieri. Alle 14:30 arriviamo a Xianyang, aeroporto che serve la città di Xi'an, a una trentina di chilometri dal centro. Appena usciti dall'aeroporto, il bus per la nostra destinazione è già pronto a partire e, in 1h30" circa, arriviamo alla meta. Chissà perché mi ero fatto l'idea che Xi'an fosse una ridente cittadina a misura d'uomo divenuta famosa recentemente per la scoperta dell'Esercito di Terracotta. Alla faccia! E' una metropoli di quasi 4 milioni di abitanti congestionata oltre ogni limite. Il traffico è impressionate e, in molti tratti, di procede a passo d'uomo. I cinesi, per essere dei newbie della guida, non se la cavano per niente male: pensavo di vedere ciocchi ad ogni altro metro e invece, pur avendo una guida sempre al limite, riescono sempre ad evitare gli incidenti. Pensavo anche che il codice della strada fosse una favola e invece non è infrequente vedere vigili che elevano multe per divieto di sosta o eccesso di velocità, ci sono parecchi autovelox fuori dei centri abitati. Nel tratto di strada tra l'aeroporto e Xi'an, ci sono decine di cantieri edili che costruiscono giganteschi centri residenziali, costituiti da un numero esagerato di grattacieli apparentemente di lusso: non so quale possa essere la loro destinazione d'uso ma non credo proprio serviranno a coprire la crescente domanda prodotta dalla fuga di massa dalle zone rurali.

Appena scesi dall'autobus, ho la netta sensazione di trovarmi in una Cina decisamente diversa da quella che avevo conosciuto a Pechino, molto più simile a quella che avevo immaginato, molto più vera. Nei pochi metri a piedi verso l'hotel, si percepisce subito che il quartiere, pur essendo il più centrale della città (siamo a 200 metri dalla Bell Tower e di fronte alla Drum Tower), è abitato da cinesi veri che qui vivono, lavorano, fanno la spesa, mangiano. Finalmente vedo un po' (tanta!) sporcizia per la strada dopo il candore quasi immacolato di Pechino. Lo so che sembra paradossale apprezzare queste cose ma, se questa è la realtà, ben venga. In hotel problemi più di solito per gestire un semplicissimo chech-in in inglese. La camera è davvero carina, anche se sarebbe meglio parlare di appartamento: c'è una cucina attrezzatissima e due letti matrimoniali che, volendo, possono essere separati da una parete scorrevole. Stanotte dormiremo in camere separate!


Usciamo subito e ci infiliamo nelle stradine laterali, quelle non frequentate dai turisti. C'è davvero una grande miseria: le casette, basse, sono praticamente costituite da un'unica stanza che serve sia da laboratorio che da abitazione. Tutti hanno un'attività commerciale o un banchetto sulla strada, ne approfitto per comprare una mega bandiera cinese per Pietro. Ci spostiamo verso il quartiere musulmano, la zona più turistica della città, a nord della Drum Tower costruita durante la dinastia Ming.


Il quartiere musulmano, dove vive la comunità Hui, è decisamente la zona più pittoresca della città piena di negozi e ristorantini. Beh, è davvero un eufemismo usare la parola ristorantini! In un negozietto vendono meravigliosi timbri cinesi in giada, onice, osso, legno che personalizzano con l'ideogramma che vuoi e vendono con il classico tampone di inchiostro rosso: ne voglio assolutamente uno ma non ho la minima idea di quale ideogramma far incidere! Ci penserò.


Il quartiere è molto trafficato, sembra di essere in una tipica strada delle nostre località di villeggiatura in pieno agosto, solo che qui sono tutti cinesi a caccia di souvenir. Dopo una veloce doccia in hotel, usciamo che è già buio. L'idea è quella di andare a mangiare nel quartiere musulmano ma prima decidiamo di fare un giretto nei paraggi. Su tutto spicca la Bell Tower illuminata, proprio al centro di una rotonda trafficatissima. Sotto l'anello stradale, un sottopasso circolare larghissimo e illuminato a giorno permette di uscire su una delle quattro strade, grazie a otto uscite, una per lato: non è facile orientarsi camminando in tondo e non riuscendo a leggere le insegne. Sono costretto a contare e, puntualmente, sbaglio uscita!




E' giunto il momento della cena, c'è solo l'imbarazzo di scegliere in quale bettola entrare. Prima di partire dall'Italia, avevo incaricato Alberta di gestire solo due cose: i taxi e i pasti. Quindi tocca a lei la scelta! Dopo aver zigzagato a lungo per la via principale del quartiere musulmano, entriamo in un locale che in Italia non potrebbe essere utilizzato neanche come magazzino. Non sono per niente schizzinoso ma la sporcizia è davvero incredibile; se aggiungiamo il fatto che c'è una signora che continua a ramazzare il pavimento con uno scopino alzando un polverone sopra i piatti dei commensali... Ma va bene così, ho deciso di vivere questa esperienza nel modo più vero possibile, non vorrei mai andare al McDonald che ho visto in una piazza vicina. La scelta di cosa mangiare è un'impresa ardua. Scodatevi i piatti che trovate nei menu dei ristoranti cinesi in Italia. Io so solo che voglio mangiare qualcosa di asciutto e perciò mi affido ai soliti noodles che sono una garanzia. E cosa mi vedo arrivare? Un'enorme terrina piena di acqua calda con delle verdure galleggianti e degli spaghettini sul fondo che scopro dopo un po' di tempo mescolando con i chopstick dentro questa brodaglia. E' ufficiale: sto per avere una crisi isterica. Neanche Alberta, di solito così intraprendente, sembra tanto affamata: assaggia qualcosa e cerca di convincermi (convincersi?) che è mangiabile. Alla fine, lasciamo tutto lì. Usciamo. Io me ne torno mestamente in hotel, Alberta se ne va un po' in giro: conoscendola, so che cercherà qualche bancarella dove gustare le sue adorate leccornie. Dopo una mezz'ora, rientra in hotel con la faccia sconsolata di chi si sente in colpa per qualcosa: probabilmente si sente responsabile della scelta del locale per la cena. Povera! Mi maledico per non essere riuscito a dissimulare il mio disappunto al ristorante, mi sono comportato in maniera davvero infantile. Mi porge un sacchettino di carta. Tenera! Dentro c'è un baozi, una specie di pagnottella ripiena di carne cotta al vapore, simile ai ravioli ma più grande. La scaldo al microonde: è squisita! Mi faccio immediatamente accompagnare al banchetto dove l'ha presa ma hanno già sbaraccato. Nella strada sotto all'hotel invece un ristoratore ha appena aperto la sua cucina mobile, sembra avere una folta clientela locale.


E' già mezzanotte passata. Mi faccio preparare un piatto di noodles. Dentro un wok, mette pasta, uova, verdure e spezie varie che fa saltare con grande abilità. Me li serve in un piatto di plastica che a sua volta è inserito in su sacchetto da alimenti: almeno l'igiene è garantita. Mi siedo su uno sgabellino di plastica, di quelli che usano i bambini, davanti alla serranda chiusa di un negozio. Sono deliziosi, i più buoni che abbia mai mangiato in vita mia e non è la fame che me lo fa dire! La situazione è divertentissima: non mi sarei mai aspettato di vivere un'esperienza simile! Ci sono anche foto che testimoniano questo fatto, per i miscredenti.


Alberta torna in camera, io resto ancora fuori per fumare una sigaretta. Comincio a camminare nei vicoli di questa città. Le stanze di pochi metri quadri che di giorno erano servite da negozio e laboratorio, si sono trasformate in camere da letto semplicemente stendendo una stuoia sul pavimento, spesso in terra battuta. C'è chi si lava utilizzando solo un catino con dell'acqua. Se nel pieno centro di una città con milioni di abitanti c'è questa miseria, non oso pensare come possa essere la vita nelle zone rurali. Non vedo però nei loro occhi la disperazione della povertà, forse c'è l'accettazione della situazione e la speranza che le cose possano cambiare. I cinesi, da quello che ho osservato finora, sembrano un popolo triste: mai un sorriso, mai un cenno di compiacimento. Niente a che vedere con la Thailandia, la terra del sorriso e degli inchini. E' notte fonda, sto girando per stradine buie senza una mappa, un documento e un soldo in tasca. E mi sento maledettamente sicuro. In Cina non esiste criminalità, se escludiamo la mafia: al massimo ci sono borseggiatori o cose del genere, microcriminalità insomma. Non sembra nemmeno di vivere in un paese altamente presidiato dalle forze di  polizia: per la strada, a parte qualche vigile, non si nota nulla. Temo che questo ordine sociale sia dovuto al terribile primato che questo Stato vanta: 5.000 condanne a morte eseguite all'anno, l'85% delle esecuzioni mondiali totali, secondo le cifre ufficiali fornite ma potrebbero essere molte di più. Bisogna fare qualcosa per fermare questa barbarie e non solo in Cina. Me ne vado a nanna davvero felice, domani è il giorno dell'Esercito di Terracotta.

mercoledì 24 agosto 2011

Oggi andiamo a vedere l'Esercito di Terracotta, motivo per cui abbiamo deciso di fare questa tappa a Xi'an. Sveglia come al solito all'alba per prendere il bus 611 per la Railway Station, situata a nord appena fuori le mura, da dove parte il bus 306 che porta direttamente al Museo per la spesa irrisoria di 7 yuan. Durante il viaggio, il bus si ferma anche ai piedi del Lu Shan, alla stazione delle funivia: l'avessi saputo prima avrei cercato di dedicare qualche ora a questa tappa, ho sempre trovato affascinanti questi picchi ripidissimi perennemente avvolti dalla nebbia, con gli alberi abbarbicati sulle pendici scoscese.


Sull'autobus è successa una scena che ci ha fatto scompisciare dalle risate. Io e Alberta non riusciamo a sederci vicini. Lei è distrutta dalle poche ore di sonno di quest'ultima settimana e ormai, appena si siede, si addormenta, ovunque. Vedo, con la coda dell'occhio, che sta ronfando sulla spalla del suo vicino. Cerco di svegliarla, chiamandola a bassa voce ma non c'è verso. Mi allungo per cercare di toccarla ma calcolo male la distanza e mi trovo disteso sopra ad un giovane ragazzo cinese alto almeno due metri con la stazza di un lottatore di sumo che sta tranquillamente mangiando il decimo panino con le cipolle che conserva in un sacchetto di plastica. Riesco almeno a toccarle una spalla, lei si sveglia e scoppia a ridere: la scena doveva essere davvero esilarante! Dopo circa un'ora, arriviamo al parcheggio del Museo, compriamo i biglietti d'ingresso e, per non farci mancare nulla, prendiamo anche quello del trolley elettrico che ci porta proprio davanti all'ingresso delle sale. Il complesso si sviluppa in tre edifici principali, che conservano questo maestoso esercito che stava a guardia della tomba dell'imperatore Qin Shi Huang, primo imperatore della dinastia Qin, lo stesso che iniziò la costruzione dalla Grande Muraglia. L'Esercito fu scoperto casualmente nel 1974 da un contadino che trovò delle teste d'argilla mentre scavava un pozzo nella campagna. Dei tre edifici, il più esteso è il Pit 1 e contiene circa 500 statue di argilla tra guerrieri, arcieri e cavalli. Si ritiene che l'intero esercito fosse composto da 6.000 soldati. Il contesto non è certo dei migliori, sembra di essere dentro ad un hangar non molto illuminato, ma questa precauzione è necessaria per cercare di conservare la lieve colorazione delle corazze dei soldati che ancora rimane. L'esercito è spettacolare: non ci sono due guerrieri uguali. La tecnica di costruzione è incredibile se si pensa che risale al 200 a.C.. In pratica, ogni guerriero veniva costruito assemblando un tubo di argilla vuoto, che serviva da busto, con testa, braccia e gambe e veniva successivamente decorato con placche per l'armatura, armi e altri dettagli che lo rendeva diverso dagli altri. E' ancora visibile una leggera colorazione nelle vesti. Dev'essere stato uno spettacolo, visto da lontano doveva davvero sembrare un vero esercito in assetto da difesa e incutere timore.


Il Pit 2 è più piccolo ma più spettacolare: i guerrieri sono in formazioni più complesse rispetto al Pit 1, vi sono carri e, in bacheche di vetro, sono conservati gli esemplari più significativi e meglio conservati, impossibili da fotografare vista la marea di gente che vi si accalca attorno.

Nel Pit 3, ancora più piccolo, ci sono molti guerrieri in cocci o privi di testa e mani.



La visita del complesso non dura molto. Fuori dall'area museale, ci sono un sacco di attività commerciali con i soliti souvenir per turisti, comprese delle raccapriccianti pelli di cane e di gatto, appese tra frigoriferi con bibite o appoggiate su scatoloni.


Rimango decisamente inorridito ma, riflettendoci, siamo meno barbari noi in Italia che macelliamo cavalli, vitelli e agnelli per il banchetto pasquale? O ha meno valore, eticamente parlando, un porcellino o un uccellino?

Decidiamo di pranzare in un locale che avevamo adocchiato appena scesi dal bus: la cucina qui è maggiormente adattata ai gusti occidentali, visto il gran numero di turisti stranieri, e le pareti sono ricoperte di foto che rappresentano i piatti cucinati il che rende più facile la scelta.  Siamo gli unici avventori del ristorante. Per una cifra equivalente a un paio di euro mangiamo una quantità industriale di riso alla cantonese, ravioli e pasta con verdure. Il ristorante è anche l'abitazione del gestore: in bagno l'unica acqua corrente è quella che proviene da un rubinetto a muro con attaccato un pezzo di canna in gomma e la camera da letto è una stanza dove, su un soppalco in legno senza materasso, dorme l'intera famiglia, padre, madre e figlio piccolo. Quanta povertà nonostante questa attività apparentemente redditizia rispetto a tanti lavori più umili e meno retribuiti!


Andiamo di corsa a prendere il bus per Xi'an, visto che abbiamo un sacco di programmi per il pomeriggio e ci vuole più di un'ora per arrivare in centro. La tappa successiva è la Grande Pagoda dell' Oca Selvatica, che si trova 3 km a sud della città. Quindi autobus fino alla stazione ferroviaria, bus fino in centro e nuovo bus fino alla Pagoda. A Xi'an ci sono due tipi di bus: quelli normali e quelli con l'aria condizionata, che sono contraddistinti da un cristallo di neve sul display in testa e costano 2 yuan anziché 1 e gli autisti, anche se sembrano distratti, stanno bene attenti a quante monete getti nella vaschetta. Noi, non conoscendo la storia dei due tipi di autobus, siamo stati richiamati per aggiungere lo yuan mancante.
La Grande Pagoda dell'Oca Selvatica (c'è anche la Piccola Pagoda dell'Oca Selvatica a pochi chilometri da qui) è una costruzione di sette piani, risalente al 652 d.C., che veniva utilizzata come biblioteca e conteneva testi sacri e filosofici che oggi sono stati trasferiti nei padiglioni attigui. Si trova immersa in un grande giardino dominato da una enorme vasca con fontane che creano dei magnifici giochi d'acqua. La cosa strana è che, a parte i ginko biloba e i cipressi, la maggior parte degli alberi, aceri e ciliegi in fiore, sono in plastica e fatti neanche tanto bene: assurdo!


Si è alzata un po' di nebbia e ritorniamo verso il centro. Scendiamo al South Gate, la Porta Sud delle mura a pianta rettangolare che circondano la città. Sono maestose: larghe almeno il doppio rispetto alla Grande Muraglia, possono essere interamente percorse per i 14 chilometri di perimetro. E' possibile anche noleggiare biciclette per effettuare il giro. Dall'alto della Porta Sud, guardando a nord verso la Bell Tower, si capisce quanto caotica è questa città dalla coda di auto praticamente ferme. Sopra le mura invece, a quest'ora, la tranquillità è assoluta. Finalmente un momento di tranquillità in questa giornata convulsa. Il contrasto tra queste antiche mura e i grattacieli moderni costruiti all'esterno è notevole.


Torniamo in hotel per prepararci per la cena. In programma per stasera c'è un ristorante dove, dicono, cucinano i migliori ravioli della città. Usciamo armati di indirizzo e piantina ma del ristorante nessuna traccia. Nessuno, neanche i vigili urbani, sa darci indicazioni. Solo una commessa di Starbucks, dove Alberta entra per comprare l'ennesima tazza della sua collezione, ci spiega che è dalla parte opposta della città. Il ristoratore che mi ha preparato i noodles ieri sera apre la cucina dopo mezzanotte. Ci infiliamo perciò nelle solite stradine deserte e ci sediamo a mangiare in un giardino senza erba dove, su un carrettino, cucinano favolosi spiedini di pollo speziato, tanto buoni che facciamo pure  il bis e il ter. Mi concedo pure una birra tanto se mi ubriaco non devo mica guidare!


E anche questa tappa è finita. Xi'an avrebbe sicuramente meritato un giorno in più. Mi è piaciuto soprattutto vivere esperienze decisamente poco turistiche. Ho respirato un po' di Cina vera e penso che, se mai tornerò in questo Paese, vorrei provare a visitare zone meno battute. Domani si vola a Shanghai. La parte difficile è finita!

giovedì 25 agosto 2011
E alla fine, dopo mille peripezie, siamo arrivati a Shanghai: il Karma ristabilisce sempre gli equilibri. 14 ore dall'hotel di Xi'an a quello di Shanghai! Alzati come al solito molto presto, dopo una veloce colazione e più di un'ora di trasferimento in bus, all'aeroporto di Xi'an... oops, hanno cancellato il nostro volo! Air traffic congestion, dicono all'altoparlante. Gestire la cosa con personale di terra assolutamente incapace di parlare inglese è davvero difficile e non è argomento da tutti i giorni per Alberta in cinese. Tutti i voli per Shanghai sembrano pieni e alla fine ci dirottano su un volo della Shanghai Airlines che dovrebbe partire verso le 16... il problema è che continuano ad annullare voli per air traffic congestion, weather condition, maintenance. Passiamo il tempo passeggiando dentro e fuori il terminal o seduti per terra sul marciapiede dove i cinesi ci scattano foto divertiti... evidentemente noi occidentali dobbiamo sembrare davvero strani ai loro occhi. Ci sfondiamo con un mega buffet a base di piatti cinesi. Per farla breve, nel pomeriggio riusciamo ad avere la carta d'imbarco in mano e alle 16:30 decolliamo. Dopo 2 ore e mezza di volo piuttosto turbolento, alle 19 atterriamo a Pudong: dovevamo arrivare alle 14:05! Piove a dirotto, una settimana intera in Cina in agosto senza una nuvola o una goccia d'acqua devono essere stati un record, considero questa pioggia quasi rigenerante. Dopo aver percorso chilometri all'interno di questo enorme aeroporto, prendiamo il Maglev, il treno a levitazione magnetica che in 7 minuti copre i 30 chilometri fino in centro città alla velocità media di 300 km/h.


Ancora un paio di linee di metro e una decina di rampe di scale e alle 22 riusciamo a mettere piede in hotel: da togliere il fiato e relativamente economico perché distante dal centro ma almeno vicino all'Università di Alberta! La camera è al 19° piano e domattina faremo colazione al 27°.


La parte dura del mio viaggio è ormai terminata, i prossimi 5 giorni saranno organizzati day by day, senza l'assillo delle tappe e degli spostamenti, finalmente basta sveglia puntata presto alla mattina. Abbiamo dormito mediamente meno di 5 ore per notte: non siamo mai andati a letto prima dell'1:45 di notte e non ci siamo mai alzati dopo le 7... una bella sfacchinata! Faccio solo una brevissima riflessione che approfondirò quando sistemerò i post di questo viaggio, al mio ritorno. Questa settimana, e questi ultimi giorni in particolare, hanno cambiato radicalmente il mio modo di concepire i viaggi. Grazie all'intraprendenza e alla tenacia di Alberta (e anche, in parte al mio spirito di adattamento) ho fatto cose che fino a pochi giorni non riuscivo neanche ad immaginare. Mi sono trovato, all'1 di notte, seduto su uno sgabello in plastica alto 20 cm, davanti ad una serranda chiusa, su un marciapiede lurido, a mangiare i noodles più buoni della mia vita; oppure, al buio, a camminare da solo per vicoli dove si aprivano misere stanzette di 4 metri quadri che, a seconda della necessità, diventavano il laboratorio, il negozietto, la camera da letto con una semplice stuoia per terra o il bagno con una bacinella di plastica... e tutto questo senza una mappa in mano, un documento o dei soldi in tasca. Stasera non riesco ad esprimere a parole il concetto che ho in testa, so solo una cosa: mi sono sentito libero e felice.
Secondo Alberta: "trasformazione completata", il mio incinesamento è totale, basta solo che impari a sputare per terra! Secondo me: una  gran botta di gioventù!

sabato 26 agosto 2011

Oggi primo assaggio di Shanghai. Ci siamo alzati tardi e, dopo colazione, abbiamo perso 3 ore per sbrigare le pratiche relative all'alloggio all'università dove Alberta farà lo stage: continuavano a mandarci a destra e a sinistra ma alla fine abbiamo trovato un prof che ha controllato i documenti e ha dato l'ok. L'unico problema è che non sono riusciti a trovare la prenotazione della stanza fatta dall'Università di Treviso e, per precauzione, ne hanno fermata un'altra. Il campus è davvero bello e curato. Su tutto troneggia un'enorme statua di Mao in pietra bianca.


I vari edifici, scolastici e non, i dormitori ecc. sono collegati da viali alberati a tratti interrotti da ponticelli in pietra su tranquilli canali navigabili con la barchetta. Ai lati giardini curatissimi. It's so British!



Sbrigate le pratiche, ci spostiamo verso il centro e scendiamo alla fermata di People's Square (Piazza del Popolo, Renmin Square, chiamatela come volete), il cielo è coperto, la temperatura non è altissima (26°) ma l'umidità del 99% fa sì che se ne percepiscano 37: io sono inzuppato di sudore (in realtà lo sono da quando sono arrivato in Cina!) e ho avuto la malaugurata idea di mettermi per la prima volta i jeans, visto il cielo cupo, e mi sembra di camminare (nuotare?) con le caviglie legate da un elastico; sono tentato di mettermi in mutande, visto che c'è gente che passeggia in pigiama! La zona non ha niente da invidiare a Manhattan: grattacieli modernissimi, in vetro e acciaio, si innalzano come funghi tra edifici storici dei primi del '900. Come pranzo ci gustiamo uno squisito Häagen-Dazs, unica concessione occidentale da una settimana a questa parte.


Consumiamo il gelato all'interno di People's Park, un bellissimo parco che ricorda vagamente Central Park a NYC (solo per il fatto che è circondato da grattacieli): qui, tra laghetti e gazebo, i locali vengono a riposarsi e passano il tempo giocando appassionate partite a carte circondati da tifosi, neanche fossimo a Las Vegas!



Imbocchiamo East Nanjing Road, sembra di essere a Time Square. Ok, ormai dovreste averlo capito: tutti questi riferimenti agli USA stanno a significare che qui di orientale non c'è nulla, a parte tutti questi occhi a mandorla per strada e i venditori che a ogni metro rompono i maroni cercando di venderti, con un'insistenza insopportabile, orologi e Iphone tarocchi.


Dopo circa 1500 metri passati a scansare trenini elettrici, i rompiballe e una marea di gente, arriviamo sulla riva del Huangpu, il fiume che attraversa Shanghai: lo spettacolo è da togliere il fiato. Alle nostre spalle c'è il Bund, la zona con gli edifici storici costruiti da inglesi, francesi, tedeschi, olandesi all'inizio del secolo scorso, adesso perfettamente restaurati: ogni palazzo ha una storia incredibile e meriterebbe una lunga sosta.


Davanti, oltre il fiume, c'è Pudong. Io resto senza parole. D'accordo, ho la fissa per gli skyline ma questo è davvero spettacolare! Resto più di un'ora a guardarmelo e a fotografarlo da tutte le angolazioni (credo che Alberta sia sul punto di legarsi un pietra al collo e di gettarsi nello Huangpu!) E' incredibile vederlo dal vivo, è così perfetto da sembrare un plastico. Ogni grattacielo, preso a se stante, non è poi così bello: l'Oriental Pearl Tower con le sue sfere è un po' ridicolo, lo Shanghai World Financial Center, il grattacielo più alto della Cina, con la sua forma a cavatappi poi... ma l'insieme è incredibile!




Siamo quasi al tramonto e qualche raggio di sole, che filtra tra le nuvole, modifica continuamente i colori e i riflessi. Vorrei vederlo di notte, illuminato, ma sono un po' stanco. Alberta ha un appuntamento a cena con la sua amica thailandese Pan, che non vede da tre anni... in realtà cerca solo di liberarsi di me per qualche ora (per i maligni, sto scherzando!). La metro, all'ora di punta, è impressionante. Accalcati  praticamente uno sull'altro, tra spinte e colpi bassi, sembra di essere su un ring di pugilato. Come se non bastasse, alla penultima fermata prima di quella dell'hotel, un pazzo cerca di entrare con una rete per dormire in metallo da una piazza, di quelle piegate in due con le rotelle... e ci riesce pure! Sono quasi sicuro di aver capito qualche bestemmia in mandarino degli altri passeggeri! No, questi cinesi non sono proprio del tutto normali!!!



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Viaggio

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Un vero viaggio di scoperta non è scoprire nuovi luoghi ma avere nuovi occhi. Sicuramente ottimi occhi sono quelli del cuore!
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