martedì 23 agosto 2011
Oggi lasciamo Pechino per trasferirci a Xi'an, nello Shaanxi. Arriviamo all'aeroporto con tre ore di anticipo per paura di restare a terra, visto che sembra che Air China sia solita fare overbooking.
Viaggiamo in code-share con Shandong Airlines e l'aereo è effettivamente pieno. A quanto pare i cinesi, vista la vastità del paese, cominciano a volare con maggiore frequenza anche perché pagano meno della metà (giustamente!) rispetto agli stranieri. Alle 14:30 arriviamo a Xianyang, aeroporto che serve la città di Xi'an, a una trentina di chilometri dal centro. Appena usciti dall'aeroporto, il bus per la nostra destinazione è già pronto a partire e, in 1h30" circa, arriviamo alla meta. Chissà perché mi ero fatto l'idea che Xi'an fosse una ridente cittadina a misura d'uomo divenuta famosa recentemente per la scoperta dell'Esercito di Terracotta. Alla faccia! E' una metropoli di quasi 4 milioni di abitanti congestionata oltre ogni limite. Il traffico è impressionate e, in molti tratti, di procede a passo d'uomo. I cinesi, per essere dei newbie della guida, non se la cavano per niente male: pensavo di vedere ciocchi ad ogni altro metro e invece, pur avendo una guida sempre al limite, riescono sempre ad evitare gli incidenti. Pensavo anche che il codice della strada fosse una favola e invece non è infrequente vedere vigili che elevano multe per divieto di sosta o eccesso di velocità, ci sono parecchi autovelox fuori dei centri abitati. Nel tratto di strada tra l'aeroporto e Xi'an, ci sono decine di cantieri edili che costruiscono giganteschi centri residenziali, costituiti da un numero esagerato di grattacieli apparentemente di lusso: non so quale possa essere la loro destinazione d'uso ma non credo proprio serviranno a coprire la crescente domanda prodotta dalla fuga di massa dalle zone rurali.
Appena scesi dall'autobus, ho la netta sensazione di trovarmi in una Cina decisamente diversa da quella che avevo conosciuto a Pechino, molto più simile a quella che avevo immaginato, molto più vera. Nei pochi metri a piedi verso l'hotel, si percepisce subito che il quartiere, pur essendo il più centrale della città (siamo a 200 metri dalla Bell Tower e di fronte alla Drum Tower), è abitato da cinesi veri che qui vivono, lavorano, fanno la spesa, mangiano. Finalmente vedo un po' (tanta!) sporcizia per la strada dopo il candore quasi immacolato di Pechino. Lo so che sembra paradossale apprezzare queste cose ma, se questa è la realtà, ben venga. In hotel problemi più di solito per gestire un semplicissimo chech-in in inglese. La camera è davvero carina, anche se sarebbe meglio parlare di appartamento: c'è una cucina attrezzatissima e due letti matrimoniali che, volendo, possono essere separati da una parete scorrevole. Stanotte dormiremo in camere separate!
Usciamo subito e ci infiliamo nelle stradine laterali, quelle non frequentate dai turisti. C'è davvero una grande miseria: le casette, basse, sono praticamente costituite da un'unica stanza che serve sia da laboratorio che da abitazione. Tutti hanno un'attività commerciale o un banchetto sulla strada, ne approfitto per comprare una mega bandiera cinese per Pietro. Ci spostiamo verso il quartiere musulmano, la zona più turistica della città, a nord della Drum Tower costruita durante la dinastia Ming.
Il quartiere musulmano, dove vive la comunità Hui, è decisamente la zona più pittoresca della città piena di negozi e ristorantini. Beh, è davvero un eufemismo usare la parola ristorantini! In un negozietto vendono meravigliosi timbri cinesi in giada, onice, osso, legno che personalizzano con l'ideogramma che vuoi e vendono con il classico tampone di inchiostro rosso: ne voglio assolutamente uno ma non ho la minima idea di quale ideogramma far incidere! Ci penserò.
Il quartiere è molto trafficato, sembra di essere in una tipica strada delle nostre località di villeggiatura in pieno agosto, solo che qui sono tutti cinesi a caccia di souvenir. Dopo una veloce doccia in hotel, usciamo che è già buio. L'idea è quella di andare a mangiare nel quartiere musulmano ma prima decidiamo di fare un giretto nei paraggi. Su tutto spicca la Bell Tower illuminata, proprio al centro di una rotonda trafficatissima. Sotto l'anello stradale, un sottopasso circolare larghissimo e illuminato a giorno permette di uscire su una delle quattro strade, grazie a otto uscite, una per lato: non è facile orientarsi camminando in tondo e non riuscendo a leggere le insegne. Sono costretto a contare e, puntualmente, sbaglio uscita!
E' giunto il momento della cena, c'è solo l'imbarazzo di scegliere in quale bettola entrare. Prima di partire dall'Italia, avevo incaricato Alberta di gestire solo due cose: i taxi e i pasti. Quindi tocca a lei la scelta! Dopo aver zigzagato a lungo per la via principale del quartiere musulmano, entriamo in un locale che in Italia non potrebbe essere utilizzato neanche come magazzino. Non sono per niente schizzinoso ma la sporcizia è davvero incredibile; se aggiungiamo il fatto che c'è una signora che continua a ramazzare il pavimento con uno scopino alzando un polverone sopra i piatti dei commensali... Ma va bene così, ho deciso di vivere questa esperienza nel modo più vero possibile, non vorrei mai andare al McDonald che ho visto in una piazza vicina. La scelta di cosa mangiare è un'impresa ardua. Scodatevi i piatti che trovate nei menu dei ristoranti cinesi in Italia. Io so solo che voglio mangiare qualcosa di asciutto e perciò mi affido ai soliti noodles che sono una garanzia. E cosa mi vedo arrivare? Un'enorme terrina piena di acqua calda con delle verdure galleggianti e degli spaghettini sul fondo che scopro dopo un po' di tempo mescolando con i chopstick dentro questa brodaglia. E' ufficiale: sto per avere una crisi isterica. Neanche Alberta, di solito così intraprendente, sembra tanto affamata: assaggia qualcosa e cerca di convincermi (convincersi?) che è mangiabile. Alla fine, lasciamo tutto lì. Usciamo. Io me ne torno mestamente in hotel, Alberta se ne va un po' in giro: conoscendola, so che cercherà qualche bancarella dove gustare le sue adorate leccornie. Dopo una mezz'ora, rientra in hotel con la faccia sconsolata di chi si sente in colpa per qualcosa: probabilmente si sente responsabile della scelta del locale per la cena. Povera! Mi maledico per non essere riuscito a dissimulare il mio disappunto al ristorante, mi sono comportato in maniera davvero infantile. Mi porge un sacchettino di carta. Tenera! Dentro c'è un baozi, una specie di pagnottella ripiena di carne cotta al vapore, simile ai ravioli ma più grande. La scaldo al microonde: è squisita! Mi faccio immediatamente accompagnare al banchetto dove l'ha presa ma hanno già sbaraccato. Nella strada sotto all'hotel invece un ristoratore ha appena aperto la sua cucina mobile, sembra avere una folta clientela locale.
E' già mezzanotte passata. Mi faccio preparare un piatto di noodles. Dentro un wok, mette pasta, uova, verdure e spezie varie che fa saltare con grande abilità. Me li serve in un piatto di plastica che a sua volta è inserito in su sacchetto da alimenti: almeno l'igiene è garantita. Mi siedo su uno sgabellino di plastica, di quelli che usano i bambini, davanti alla serranda chiusa di un negozio. Sono deliziosi, i più buoni che abbia mai mangiato in vita mia e non è la fame che me lo fa dire! La situazione è divertentissima: non mi sarei mai aspettato di vivere un'esperienza simile! Ci sono anche foto che testimoniano questo fatto, per i miscredenti.
Viaggiamo in code-share con Shandong Airlines e l'aereo è effettivamente pieno. A quanto pare i cinesi, vista la vastità del paese, cominciano a volare con maggiore frequenza anche perché pagano meno della metà (giustamente!) rispetto agli stranieri. Alle 14:30 arriviamo a Xianyang, aeroporto che serve la città di Xi'an, a una trentina di chilometri dal centro. Appena usciti dall'aeroporto, il bus per la nostra destinazione è già pronto a partire e, in 1h30" circa, arriviamo alla meta. Chissà perché mi ero fatto l'idea che Xi'an fosse una ridente cittadina a misura d'uomo divenuta famosa recentemente per la scoperta dell'Esercito di Terracotta. Alla faccia! E' una metropoli di quasi 4 milioni di abitanti congestionata oltre ogni limite. Il traffico è impressionate e, in molti tratti, di procede a passo d'uomo. I cinesi, per essere dei newbie della guida, non se la cavano per niente male: pensavo di vedere ciocchi ad ogni altro metro e invece, pur avendo una guida sempre al limite, riescono sempre ad evitare gli incidenti. Pensavo anche che il codice della strada fosse una favola e invece non è infrequente vedere vigili che elevano multe per divieto di sosta o eccesso di velocità, ci sono parecchi autovelox fuori dei centri abitati. Nel tratto di strada tra l'aeroporto e Xi'an, ci sono decine di cantieri edili che costruiscono giganteschi centri residenziali, costituiti da un numero esagerato di grattacieli apparentemente di lusso: non so quale possa essere la loro destinazione d'uso ma non credo proprio serviranno a coprire la crescente domanda prodotta dalla fuga di massa dalle zone rurali.
Appena scesi dall'autobus, ho la netta sensazione di trovarmi in una Cina decisamente diversa da quella che avevo conosciuto a Pechino, molto più simile a quella che avevo immaginato, molto più vera. Nei pochi metri a piedi verso l'hotel, si percepisce subito che il quartiere, pur essendo il più centrale della città (siamo a 200 metri dalla Bell Tower e di fronte alla Drum Tower), è abitato da cinesi veri che qui vivono, lavorano, fanno la spesa, mangiano. Finalmente vedo un po' (tanta!) sporcizia per la strada dopo il candore quasi immacolato di Pechino. Lo so che sembra paradossale apprezzare queste cose ma, se questa è la realtà, ben venga. In hotel problemi più di solito per gestire un semplicissimo chech-in in inglese. La camera è davvero carina, anche se sarebbe meglio parlare di appartamento: c'è una cucina attrezzatissima e due letti matrimoniali che, volendo, possono essere separati da una parete scorrevole. Stanotte dormiremo in camere separate!
Usciamo subito e ci infiliamo nelle stradine laterali, quelle non frequentate dai turisti. C'è davvero una grande miseria: le casette, basse, sono praticamente costituite da un'unica stanza che serve sia da laboratorio che da abitazione. Tutti hanno un'attività commerciale o un banchetto sulla strada, ne approfitto per comprare una mega bandiera cinese per Pietro. Ci spostiamo verso il quartiere musulmano, la zona più turistica della città, a nord della Drum Tower costruita durante la dinastia Ming.
Il quartiere musulmano, dove vive la comunità Hui, è decisamente la zona più pittoresca della città piena di negozi e ristorantini. Beh, è davvero un eufemismo usare la parola ristorantini! In un negozietto vendono meravigliosi timbri cinesi in giada, onice, osso, legno che personalizzano con l'ideogramma che vuoi e vendono con il classico tampone di inchiostro rosso: ne voglio assolutamente uno ma non ho la minima idea di quale ideogramma far incidere! Ci penserò.
Il quartiere è molto trafficato, sembra di essere in una tipica strada delle nostre località di villeggiatura in pieno agosto, solo che qui sono tutti cinesi a caccia di souvenir. Dopo una veloce doccia in hotel, usciamo che è già buio. L'idea è quella di andare a mangiare nel quartiere musulmano ma prima decidiamo di fare un giretto nei paraggi. Su tutto spicca la Bell Tower illuminata, proprio al centro di una rotonda trafficatissima. Sotto l'anello stradale, un sottopasso circolare larghissimo e illuminato a giorno permette di uscire su una delle quattro strade, grazie a otto uscite, una per lato: non è facile orientarsi camminando in tondo e non riuscendo a leggere le insegne. Sono costretto a contare e, puntualmente, sbaglio uscita!
E' giunto il momento della cena, c'è solo l'imbarazzo di scegliere in quale bettola entrare. Prima di partire dall'Italia, avevo incaricato Alberta di gestire solo due cose: i taxi e i pasti. Quindi tocca a lei la scelta! Dopo aver zigzagato a lungo per la via principale del quartiere musulmano, entriamo in un locale che in Italia non potrebbe essere utilizzato neanche come magazzino. Non sono per niente schizzinoso ma la sporcizia è davvero incredibile; se aggiungiamo il fatto che c'è una signora che continua a ramazzare il pavimento con uno scopino alzando un polverone sopra i piatti dei commensali... Ma va bene così, ho deciso di vivere questa esperienza nel modo più vero possibile, non vorrei mai andare al McDonald che ho visto in una piazza vicina. La scelta di cosa mangiare è un'impresa ardua. Scodatevi i piatti che trovate nei menu dei ristoranti cinesi in Italia. Io so solo che voglio mangiare qualcosa di asciutto e perciò mi affido ai soliti noodles che sono una garanzia. E cosa mi vedo arrivare? Un'enorme terrina piena di acqua calda con delle verdure galleggianti e degli spaghettini sul fondo che scopro dopo un po' di tempo mescolando con i chopstick dentro questa brodaglia. E' ufficiale: sto per avere una crisi isterica. Neanche Alberta, di solito così intraprendente, sembra tanto affamata: assaggia qualcosa e cerca di convincermi (convincersi?) che è mangiabile. Alla fine, lasciamo tutto lì. Usciamo. Io me ne torno mestamente in hotel, Alberta se ne va un po' in giro: conoscendola, so che cercherà qualche bancarella dove gustare le sue adorate leccornie. Dopo una mezz'ora, rientra in hotel con la faccia sconsolata di chi si sente in colpa per qualcosa: probabilmente si sente responsabile della scelta del locale per la cena. Povera! Mi maledico per non essere riuscito a dissimulare il mio disappunto al ristorante, mi sono comportato in maniera davvero infantile. Mi porge un sacchettino di carta. Tenera! Dentro c'è un baozi, una specie di pagnottella ripiena di carne cotta al vapore, simile ai ravioli ma più grande. La scaldo al microonde: è squisita! Mi faccio immediatamente accompagnare al banchetto dove l'ha presa ma hanno già sbaraccato. Nella strada sotto all'hotel invece un ristoratore ha appena aperto la sua cucina mobile, sembra avere una folta clientela locale.
E' già mezzanotte passata. Mi faccio preparare un piatto di noodles. Dentro un wok, mette pasta, uova, verdure e spezie varie che fa saltare con grande abilità. Me li serve in un piatto di plastica che a sua volta è inserito in su sacchetto da alimenti: almeno l'igiene è garantita. Mi siedo su uno sgabellino di plastica, di quelli che usano i bambini, davanti alla serranda chiusa di un negozio. Sono deliziosi, i più buoni che abbia mai mangiato in vita mia e non è la fame che me lo fa dire! La situazione è divertentissima: non mi sarei mai aspettato di vivere un'esperienza simile! Ci sono anche foto che testimoniano questo fatto, per i miscredenti.
Alberta torna in camera, io resto ancora fuori per fumare una sigaretta. Comincio a camminare nei vicoli di questa città. Le stanze di pochi metri quadri che di giorno erano servite da negozio e laboratorio, si sono trasformate in camere da letto semplicemente stendendo una stuoia sul pavimento, spesso in terra battuta. C'è chi si lava utilizzando solo un catino con dell'acqua. Se nel pieno centro di una città con milioni di abitanti c'è questa miseria, non oso pensare come possa essere la vita nelle zone rurali. Non vedo però nei loro occhi la disperazione della povertà, forse c'è l'accettazione della situazione e la speranza che le cose possano cambiare. I cinesi, da quello che ho osservato finora, sembrano un popolo triste: mai un sorriso, mai un cenno di compiacimento. Niente a che vedere con la Thailandia, la terra del sorriso e degli inchini. E' notte fonda, sto girando per stradine buie senza una mappa, un documento e un soldo in tasca. E mi sento maledettamente sicuro. In Cina non esiste criminalità, se escludiamo la mafia: al massimo ci sono borseggiatori o cose del genere, microcriminalità insomma. Non sembra nemmeno di vivere in un paese altamente presidiato dalle forze di polizia: per la strada, a parte qualche vigile, non si nota nulla. Temo che questo ordine sociale sia dovuto al terribile primato che questo Stato vanta: 5.000 condanne a morte eseguite all'anno, l'85% delle esecuzioni mondiali totali, secondo le cifre ufficiali fornite ma potrebbero essere molte di più. Bisogna fare qualcosa per fermare questa barbarie e non solo in Cina. Me ne vado a nanna davvero felice, domani è il giorno dell'Esercito di Terracotta.















