sabato 18 ottobre 2008
Il gironzolare per le tappe obbligate di NYC prosegue oggi partendo dal New York Stock Exchange, la Borsa americana, noto universalmente come Wall Street, nome che è diventato sinonimo di tutto ciò che riguarda la finanza e punto di riferimento, giusto o sbagliato che sia, dell'economia del mondo intero. Wall Street è in realtà il nome dell'intera via ma, per antonomasia, ormai rappresenta tutta l'industria finanziaria statunitense (basti pensare all'omonimo film di Oliver Stone). In questo (anacronistico) bel palazzo in stile neoclassico, così orgogliosamente avvolto nella bandiera a stelle e strisce, ancora oggi i broker effettuano di persona le trattative, seguendo rigidi rituali (anacronistici) quali quello della campanella di apertura e chiusura, suonata a volte da VIP che si prestano volentieri a fare i pagliacci. Nel terzo millennio, quando tutte le trattative avvengono per via informatica 24 ore su 24 da qualsiasi computer in qualsiasi ufficio di qualsiasi paese in tempo reale, tutto ciò risulta simpaticamente ridicolo. E' sabato mattina e il distretto finanziario è praticamente deserto. Ci sono grandi lavori per ripavimentare la strada, cerchiamo con insistenza il Toro, la statua in bronzo che rappresenta la Borsa... alla fine sembra sia stato momentaneamente rimosso appunto per i lavori in corso... oppure noi siamo degli impediti!
A pochi isolati da Wall Street, c'è (o meglio c'era) il World Trade Center, nella zona ormai tristemente nota con il nome Ground Zero.
Non ho intenzione di entrare in merito agli attentati (o alle teorie alternative su complotti di vario tipo). Tutti eravamo davanti alla tv, quell'11 settembre 2001, a seguire in diretta l'evento più sensazionale che sia mai andato in onda: le fiamme, i crolli, il fumo denso che avvolgeva questa zona. Oggi, a distanza di 7 anni, tutto quello che resta è un enorme cantiere a cielo aperto, discretamente protetto dall'esterno da un'alta barriera. L'unica immagine che riesco ad associare è quella di una grande ferita nel cuore di questa città. Questo spazio vuoto, in mezzo ai grattacieli, è davvero innaturale, non c'è alcuna logica urbanistica, si percepisce chiaramente che manca qualcosa che una volta c'era. Qualunque cosa sia successa qui ha radiacalmente cambiato il mondo e il modo di percepire la sicurezza di noi tutti e degli americani in particolare. E lo si nota soprattutto visitando le classiche attrazioni turistiche: metal detector ovunque, controlli a borse e zaini, continui "spogliarelli" (mi avranno fatto togliere le scarpe, la cintura, l'orologio e controllato almeno dieci volte da quando sono qui!) e security sempre in allerta. Non torneremo più alla spensieratezza di una volta!
Ci dirigiamo verso l'East River, attraversando Chinatown. Una volta superata una paciosa statua in bronzo di Confucio, si entra in un mondo assolutamente a se stante: se non fosse per gli edifici tipicamente americani con tanto di scaletta antincendio esterna, si potrebbe pensare di essere entrati improvvisamente in Asia attraverso una invisibile porta spazio-temporale.
Gli ideogrammi imperano ovunque e sostituiscono completamente le più discrete insegne in inglese (persino quella di McDonald's è stata tradotta!). E'
un trionfo di colori, di profumi e di... stranezze! Qui vive la più grande comunità cinese al di fuori dell'Asia. Dal primo nucleo originario si è estesa (e si sta tuttora estendendo) in modo impressionante a discapito dei quartieri circostanti. Nonostante questo ho l'impressione che, a differenza di altre comunità, l'integrazione sia ancora molto lontana. Sembra un mondo chiuso in se stesso e incapace, o non desideroso, di aprirsi al mondo. Il limite nord di Chinatown è arrivato a Canal Street dove, nelle bancarelle lungo la strada, si può trovare veramente di tutto e tutto rigorosamente falso. Quelli che mi impressionano di più, sono i banchi di frutta e verdura dove trionfano in bella vista ortaggi, o presunti tali, di dimensioni enormi e mai visti prima: prodotti della natura?!... E' il regno del tarocco: non c'è marca prestigiosa che non si riesca a trovare a pochi dollari tra i banchi o nei negozietti lungo la strada, dall'ultimo prodotto tecnologico, al profumo, all'abbigliamento... e tutto questo con una apparente tolleranza massima da parte delle autorità: i molti vigili presenti sono impegnati esclusivamente a fare attraversare la strada (impresa per niente facile!) ai pedoni. Esiste un detto da queste parti che dice che "non sei un vero newyorkese se non attraversi con il rosso"... e i vigili non fanno neanche una piega!
L'East River, a dispetto del nome, non è un fiume ma un canale marittimo che separa Manhattan e il Bronx dalla terra ferma rappresentata dai quartieri di Queens e Brooklyn. Molti tunnel, per lo più utilizzati dalle linee della metropolitana, passano sotto questo canale ma l'attrattiva maggiore è rappresentata dai numerosi ponti che lo attraversano, primo fra tutti il Ponte di Brooklyn vero simbolo della città (oltre che delle gomme da masticare!). Decidiamo di non attraversarlo, anche perché le rampe
d'accesso sono lontane, e di guardarlo da distante sopra il Manhattan Bridge. E' stato completato nel 1883 anni dopo circa 15 anni di lavori e, tra gli altri, vanta il primato di essere stato il primo ponte in acciaio ad essere stato costruito. Non deve essere stato facile, all'epoca, provvedere agli scavi subacquei per le fondazioni dei piloni in granito con doppia arcata che sorreggono i quattro grossi cavi d'acciaio che sostengono la passerella stradale a 6 corsie! Visto da lontano sembra davvero molto più lungo di come me lo immaginavo ed è molto evidente la ragnatela di tiranti d'acciaio che si staglia sui grattacieli di Lower Manhattan.
Il ponte su cui ci troviamo, il Manhattan Bridge, è il mio preferito e probabilmente è schiacciato dalla popolarità di quello di Brooklyn. Rispetto a quest'ultimo, molto massiccio con i suoi piloni di granito, il Manhattan Bridge dà un senso di maggiore leggerezza grazie agli intagli sull'acciaio che disegnano un sorta di ricamo su tutta la struttura. Eppure, oltre alla sede stradale e pedonale, ci passano pure 4 linee della metropolitana! Mi domando: ma avevano già calcolato la portanza ai primi del '900? Inoltre il suo colore grigio-azzurro gli dà un'originalità tutta particolare.
Molto bello è anche il Queensboro Bridge che scavalca, appoggiandovisi sopra, la Roosevelt Island, anche questo molto particolare per il suo colore avorio e la sua aria barocca.
Gli ideogrammi imperano ovunque e sostituiscono completamente le più discrete insegne in inglese (persino quella di McDonald's è stata tradotta!). E'
un trionfo di colori, di profumi e di... stranezze! Qui vive la più grande comunità cinese al di fuori dell'Asia. Dal primo nucleo originario si è estesa (e si sta tuttora estendendo) in modo impressionante a discapito dei quartieri circostanti. Nonostante questo ho l'impressione che, a differenza di altre comunità, l'integrazione sia ancora molto lontana. Sembra un mondo chiuso in se stesso e incapace, o non desideroso, di aprirsi al mondo. Il limite nord di Chinatown è arrivato a Canal Street dove, nelle bancarelle lungo la strada, si può trovare veramente di tutto e tutto rigorosamente falso. Quelli che mi impressionano di più, sono i banchi di frutta e verdura dove trionfano in bella vista ortaggi, o presunti tali, di dimensioni enormi e mai visti prima: prodotti della natura?!... E' il regno del tarocco: non c'è marca prestigiosa che non si riesca a trovare a pochi dollari tra i banchi o nei negozietti lungo la strada, dall'ultimo prodotto tecnologico, al profumo, all'abbigliamento... e tutto questo con una apparente tolleranza massima da parte delle autorità: i molti vigili presenti sono impegnati esclusivamente a fare attraversare la strada (impresa per niente facile!) ai pedoni. Esiste un detto da queste parti che dice che "non sei un vero newyorkese se non attraversi con il rosso"... e i vigili non fanno neanche una piega!
L'East River, a dispetto del nome, non è un fiume ma un canale marittimo che separa Manhattan e il Bronx dalla terra ferma rappresentata dai quartieri di Queens e Brooklyn. Molti tunnel, per lo più utilizzati dalle linee della metropolitana, passano sotto questo canale ma l'attrattiva maggiore è rappresentata dai numerosi ponti che lo attraversano, primo fra tutti il Ponte di Brooklyn vero simbolo della città (oltre che delle gomme da masticare!). Decidiamo di non attraversarlo, anche perché le rampe
d'accesso sono lontane, e di guardarlo da distante sopra il Manhattan Bridge. E' stato completato nel 1883 anni dopo circa 15 anni di lavori e, tra gli altri, vanta il primato di essere stato il primo ponte in acciaio ad essere stato costruito. Non deve essere stato facile, all'epoca, provvedere agli scavi subacquei per le fondazioni dei piloni in granito con doppia arcata che sorreggono i quattro grossi cavi d'acciaio che sostengono la passerella stradale a 6 corsie! Visto da lontano sembra davvero molto più lungo di come me lo immaginavo ed è molto evidente la ragnatela di tiranti d'acciaio che si staglia sui grattacieli di Lower Manhattan.
Il ponte su cui ci troviamo, il Manhattan Bridge, è il mio preferito e probabilmente è schiacciato dalla popolarità di quello di Brooklyn. Rispetto a quest'ultimo, molto massiccio con i suoi piloni di granito, il Manhattan Bridge dà un senso di maggiore leggerezza grazie agli intagli sull'acciaio che disegnano un sorta di ricamo su tutta la struttura. Eppure, oltre alla sede stradale e pedonale, ci passano pure 4 linee della metropolitana! Mi domando: ma avevano già calcolato la portanza ai primi del '900? Inoltre il suo colore grigio-azzurro gli dà un'originalità tutta particolare.
Molto bello è anche il Queensboro Bridge che scavalca, appoggiandovisi sopra, la Roosevelt Island, anche questo molto particolare per il suo colore avorio e la sua aria barocca.


















