venerdì 17 ottobre 2008


Datemi una tenda dove potermi riparare e dormire, portatemi una scodella di zuppa al giorno e, quando morirò, spargete pure le mie ceneri qui, a Central Park!
Dio, quanto amo questo posto! Mi sono sempre piaciuti i parchi delle grandi città, a Londra passavo intere mezze giornate seduto su una panchina o sull'erba, ma questo, questo è il Paradiso! Sarà perché non me lo aspettavo così grande, anzi sterminato (fa 4 km x 800 m!), sarà perché è una vera oasi di pace in mezzo ad una metropoli caotica, sarà perché trovi di tutto e il contrario di tutto ma, finora, è stata la sorpresa più grande di questa città sorprendente. Questo perfetto rettangolo verde, incorniciato da enormi palazzoni che sembrano tanti soldatini in riga, è un posto unico al mondo: così ben mimetizzato se visto dall'esterno ma al tempo stesso così incredibilmente esteso da far sparire la città quando ci sei in mezzo.

Ci sono moltissimi punti d'accesso per il parco: noi scegliamo quello da Columbus Circle, nell'angolo sud ovest, sulla Broadway. Qui, al centro, si erge una colonna rostrata (come quelle viste a San Pietroburgo) sormontata da una statua di Cristoforo Colombo, posizionata in occasione del 400° anniversario del suo primo sbarco nelle Americhe: gli americani, pur nel loro patriottismo esasperato, non dimenticano mai di riconoscere i meriti altrui. Anche qui è evidente il contrasto tra i possenti grattacieli in vetro e acciaio e questa colonna che ha più di un secolo. Ecco, forse la cosa che si nota maggiormente a NYC, a differenza delle altre metropoli, sono i contrasti. Una volta entrati nel parco, c'è solo l'imbarazzo della scelta su quale percorso fare: i sentieri ricamano un vero labirinto che si snoda per decine di chilometri.
In questa giornata d'autunno inoltrato, incredibilmente tiepida, si cominciano a vedere i segni della bella stagione che va a finire: alcuni alberi hanno cominciato a spogliarsi, altri hanno invece assunto le colorazioni tipiche di quel fenomeno, chiamato foliage, che solo qui nel nord est degli Stati Uniti si può osservare: le foglie, prima di cadere, invece che ingiallire come succede da noi, prendono tutte le sfumature cromatiche comprese nella gamma tra il rosso e l'arancione, un vero spettacolo della natura!




I sentieri portano a scoprire i paesaggi più vari: dalle alte rocce di ardesia dove è possibile praticare il climbing, alle collinette tranquille dove, in gazebo di legno, è possibile riposare i piedi circondati da scoiattoli; dai fitti boschetti, alle immense distese di erba verdissima; dai viali alberati, ai laghetti, ai ruscelli sormontati da bellissimi ponticelli intarsiati. Ponti che permettono anche di far transitare i mezzi di servizio del parco e i taxi che percorrono le poche strade asfaltate del parco, dove ciclisti e folli pattinatori a rotelle sfrecciano a tutta velocità e, talvolta, investono ignari turisti distratti o rincoglioniti.

Central Park è il regno degli sportivi newyorkesi: ci sono i fanatici (e molto esibizionisti) jogger che, a petto nudo, mostrano a noi poveri pancioni, l'effetto benefico di tanta fatica. Di climber, ciclisti  e pattinatori ho già detto. Nel Great Lawn ci sono otto campi da baseball dove squadrette di amici o famigliole multietniche improvvisano partite chi con  agonismo esagerato, chi invece con puro spirito ludico. E' il 17 ottobre e, nonostante i 20 gradi, stanno già allestendo il campo per il pattinaggio sul ghiaccio. Central Park è anche il regno dei bambini: dalle decine di parchi giochi sparsi qua e là, si alzano grida, risate e richiami dei genitori (Erode, dove sei?). Io, da pigrone quale sono, preferisco sdraiarmi sull'erba fresca del Great Lawn e concentrami a osservare questa umanità varia, divertendomi ad immaginare la vita di ognuno. Quanto si riesce a capire da tanti piccoli apparentemente insignificanti particolari!