mercoledì 20 ottobre 2010

So che comincio ad essere ripetitivo ma questo viaggio si sta rivelando al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Anche oggi il viaggio di trasferimento da Bryce Canyon a Page in Arizona è stato una continua sorpresa: il paesaggio varia in continuazione e non riesco ancora ad abituarmi a quello che vedo. Allontanandoci da Bryce, siamo entrati in mezzo a una foresta di conifere e di alberi che ormai hanno preso tutti i colori dell'autunno.


I canyon si susseguono in continuazione e ognuno ha la sua particolarità e il suo colore distintivo. Purtroppo, mentre ci avviciniamo all'Arizona, il tempo comincia a guastarsi e ci becchiamo anche un paio di acquazzoni.


Onestamente non sono deluso più di tanto perché anche questi colori hanno il loro fascino. Page doveva essere solo un paese dove pernottare in attesa del tour di domani e invece abbiamo scoperto che ci sono un sacco di cose da vedere. Arriviamo con largo anticipo rispetto al programma... non riesco proprio a memorizzare i continui cambi di fuso orario che dobbiamo fare. Rispetto allo Utah abbiamo guadagnato un'ora che riperderemo domani entrando in territorio Navajo che, come se fosse uno stato a se stante, non applica l'ora legale. Page è all'interno del Glen Canyon NP: prima di entrare in città, si attraversa un ponte apparentemente fragile e tremolante, ancorato non si sa come alla roccia.


Sul lato nord, c'è una grande diga che, bloccando il Colorado, contribuisce a formare il Lake Powell, un enorme bacino artificiale che si ramifica inondando i canyon circostanti: francamente è un po' come un pugno in un occhio vedere questo obbrobrio in cemento, circondato da un sacco di tralicci dell'alta tensione, in mezzo a un paesaggio simile.


Sul lato sud, la natura riprende il sopravvento: faccio il mio primo incontro con il Colorado River, il fiume che nei millenni è riuscito a scavare la roccia per centinaia di metri.


Ci sono molti punti panoramici lungo la strada, uno più spettacolare dell'altro. Il tempo si è ormai guastato definitivamente: peccato! Decidiamo perciò di saltare la crociera sul lago che avevamo programmato. Lo spettacolo è comunque assicurato anche con il temporale in arrivo.


Mi rendo conto, ancora una volta, che le foto non riescono assolutamente a rendere giustizia a questo spettacolo. Ho provato allora a caricare un brevissimo video girato con il cellulare: è scuro e a scatti ma penso riesca a rendere un po' di più l'idea delle distese infinite che mi circondano e del silenzio rotto solo dal  rumore del vento.



Ci avanza del tempo e perciò decidiamo di anticipare quello che avevamo in programma per domattina all'alba visto che il tempo non promette niente di buono: l'Horseshoe Bend, ovvero la "curva a ferro di cavallo". In questo luogo, turisticamente poco conosciuto a pochi chilometri a sud di Page, il Colorado è stato costretto, decine di migliaia di anni fa, a fare una curva di quasi 180° a causa della durezza della roccia e a ripiegare su se stesso fino a formare appunto un percorso a ferro di cavallo.


Avvicinandomi al precipizio di 1.000 piedi (circa 330 metri), mi tremano un po' le gambe: non soffro di vertigini ma la roccia, ricoperta da una sabbiolina scivolosa, mi rende maledettamente insicuro... non c'è alcuna protezione! Decido di sdraiarmi sulla pancia e di gattonare fino al bordo per fotografare l'intera ansa del fiume... il rischio NON è il mio mestiere!


Per oggi ho davvero osato anche troppo e me ne torno volentieri in macchina di corsa nonostante il chilometro in salita. Per dare un'idea di cosa avrei potuto vedere domattina se ci fosse il sole, sono costretto a prendere in prestito una foto dalla rete:


Sono contentissimo lo stesso, va più che bene anche così... speriamo solo che domani ci sia il sole altrimenti la giornata, attorno alla quale è stato costruito tutto il viaggio, sarà un po' (tanto) rovinata!

Comincia a diluviare e questo mi fa ben sperare per domani: forse è solo un temporale e dopo il cielo sarà limpidissimo... perché non essere ottimisti?

Serata passata in un ristorante messicano, davanti a un super burrito con pollo, riso, fagioli e guacamole... buonissimo! Buonanotte...


giovedì 21 ottobre 2010

Stamattina  Page decide finalmente di regalarci qualche raggio di sole e il paesaggio è decisamente migliore con questi colori!


Oggi è LA GIORNATA di questo viaggio: alle 10:30 dobbiamo essere dal Gran Capo Indiano Tsosie per il raduno per il tour verso il tanto sognato Antelope Canyon.

giovedì 21 ottobre 2010

D'accordo, smetto di fare classifiche... ogni nuovo posto supera il precedente. Antelope Canyon è uno slot canyon cioè "a fessura": si è formato, nei millenni, grazie a infiltrazioni nella roccia che hanno scavato uno strettissimo corridoio nel quale i raggi di luce provenienti dall'alto creano effetti straordinari.

Lascio tutti i commenti alle foto: ne ho fatte una cinquantina e non so davvero quali scegliere tanto sono stupefacenti...






La nostra guida indiana Ivana (si pronuncia Aivana), una simpatica donnina tutto pepe, insiste per farmi una foto e decide lei la posa, rimproverandomi anche per il fatto che non sorrido. Non guardate il soggetto (mi sembra tanto di essere un beato in attesa di santificazione!) ma l'ambientazione.


Il tour finisce dopo le 13 e allora via di corsa: si ritorna nello Utah, alla Monument Valley... altri 300 km sul groppone!

giovedì 21 ottobre 2010

Vabbè, allora ditelo! A qualcuno lassù (o laggiù) sto davvero sulle scatole! Mi sembra di essere Charlie Brown con la nuvoletta sulla testa! Il tempo si rovescia ancora e, durante il viaggio da Page, viene giù il diluvio universale. Da queste parti li chiamano flash flood: rovesci temporaleschi improvvisi durante i quali cade una quantità d'acqua impressionante. Il problema sta nel fatto che il terreno argilloso non è in grado di assorbire minimamente l'acqua e perciò nel giro di pochi minuti tutto si allaga. E' un fenomeno molto pericoloso tanto che ogni tot chilometri ci sono cartelli stradali che avvisano di non muoversi in caso flood.

Ok, il tempo è quello che è ma il mio entusiasmo, a parte una punta di delusione, non cambia. Entriamo nello Utah e decidiamo di proseguire verso nord per circa 10 miglia oltre l'ingresso del parco perché, dicono, che la vista verso sud sia eccezionale... e in effetti è proprio così: è la stessa identica inquadratura di una delle scene dove Forrest Gump corre in solitaria attraverso gli States.


Guardate:


Entriamo nel parco. Il Monument Valley Navajo Tribal Park è un parco di proprietà degli indiani Navajo: qui c'è un'orario tutto suo (non c'è l'ora legale), regole e leggi in parte diverse dal resto degli Stati Uniti. L'hotel che abbiamo scelto è l'unico all'interno del parco. C'è un percorso di 17 miglia da fare rigorosamente sotto le 10 miglia all'ora... in realtà, in molti punti, è difficile superare le 5 tanto è sconnesso! Il paesaggio, specie con questa luce, è surreale: sembra di essere sulla Luna, o meglio, su Marte visto che il colore predominante è il rosso.




Questi monoliti, chiamati mitten, non si sa come, hanno resistito all'erosione dell'acqua e dei ghiacci che una volta ricoprivano questo territorio. Sarà per il tempo o forse per la stagione ma non c'è praticamente nessuno in giro. Ad un certo punto della strada una mandria di cavalli, guidati da un moderno cowboy sopra un quad, ci passa davanti: purtroppo fermo la macchina troppo tardi per riuscire a fotografarli meglio.


Un po' per paura di un improvviso flah flood, un po' perchè non dev'essere bello trovarsi in giro per queste strade al buio, decidiamo di raggiungere l'hotel.

La vista dal poggiolo della camera toglie il fiato e vale sicuramente la spesa... adesso capisco perché tre mesi fa era già quasi tutto prenotato!


Ho girato anche un piccolo video con il cellulare dal terrazzino:


Cena in hotel a base di specialità Navajo: frybread e medaglioni di bufalo.

Domani nel pomeriggio dovremmo raggiungere l'ultima tappa di questa prima parte del viaggio: il Grand Canyon... ciao!

venerdì 22 ottobre 2010

 Come sempre l'alba regala immagini impareggiabili,
specie quando si vede un po' di cielo tra le nuvole.




Ormai, a causa del tempo altalenante, siamo costretti a ripercorrere le stesse strade per rivedere le cose viste il giorno precedente con una luce diversa e con un po' di azzurro in cielo... e ne vale veramente la pena!




venerdì 22 ottobre 2010

Era la tappa dalla quale mi aspettavo meno in questo viaggio e così è stato. Per carità, è bellissimo, immenso... E' incredibile pensare che un fiumiciattolo così sia riuscito a scavare, in milioni di anni, un canyon così profondo. Un turista che arriva qui, senza aver visto nulla prima, rimane letteralmente estasiato e lo si capisce dai commenti della gente. Io però ho ancora gli occhi saturi dai colori visti nei giorni scorsi e tutto questo mi sembra un po' slavato, grigio. Per fortuna c'è il sole...







... o meglio, c'era il sole! Alle 14 comincia a piovere ancora. Questa volta è una pioggerellina sottile, ci sono 7° e sembra di essere a fine novembre in Italia.

Alla fine, l'emozione più grande l'ho ricevuta da una cosa vista in una radura in un bosco a lato della strada: un enorme cervo a guardia di un nutrito gruppo di femmine. Sono tutti molto tranquilli, apparentemente noncuranti dei tanti turisti che, a debita distanza, scattano foto. 



Sono stanco: ho già fatto 1.600 chilometri in 4 giorni e ho guidato io per ogni singolo metro. Alle 16 siamo già in hotel.

Domani, tempo permettendo, dovremmo avere il tour in elicottero... per adesso preferisco non pensarci! Era prenotato per le 9 di mattina ma ce l'hanno spostato alle 12, il che ci costringerà ad arrivare molto tardi a Las Vegas... sono gli ultimi 450 km di questa prima parte del viaggio. Non penso di riuscire a dare mie notizie domani. Ciao...

sabato 23 ottobre 2010


Questo doveva essere l'elicottero per il mio "battesimo" sopra il Grand Canyon: dopo un paio di rinvii, il volo viene annullato per maltempo... too cloudy, dicono! Peccato, adesso che c'ero quasi, mi dispiace davvero!

Partiamo allora per Las Vegas, gli ultimi 500 chilometri per chiudere l'anello cominciato cinque giorni fa. Lungo la strada, incrocio una deviazione che mi porterebbe sulla mitica Route 66:


Mi piacerebbe percorrerne un tratto, ma è troppo lenta: decidiamo di proseguire per la nostra strada. Proprio sul confine con il Nevada, al tramonto, ci fermiamo ad osservare la Hoover Dam, altra mostruosa diga in cemento che blocca il Colorado e forma un bacino artificiale: è strapieno di gente, quasi più che al Grand Canyon... questo nazionalismo americano!

Italia

Italia

Highlights


Image and video hosting by TinyPic

Viaggio

Viaggio

Un vero viaggio di scoperta non è scoprire nuovi luoghi ma avere nuovi occhi. Sicuramente ottimi occhi sono quelli del cuore!
(Marcel Proust)

Licenza Creative Commons

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Image and video hosting by TinyPic