mercoledì 24 agosto 2011
Oggi andiamo a vedere l'Esercito di Terracotta, motivo per cui abbiamo deciso di fare questa tappa a Xi'an. Sveglia come al solito all'alba per prendere il bus 611 per la Railway Station, situata a nord appena fuori le mura, da dove parte il bus 306 che porta direttamente al Museo per la spesa irrisoria di 7 yuan. Durante il viaggio, il bus si ferma anche ai piedi del Lu Shan, alla stazione delle funivia: l'avessi saputo prima avrei cercato di dedicare qualche ora a questa tappa, ho sempre trovato affascinanti questi picchi ripidissimi perennemente avvolti dalla nebbia, con gli alberi abbarbicati sulle pendici scoscese.
Sull'autobus è successa una scena che ci ha fatto scompisciare dalle risate. Io e Alberta non riusciamo a sederci vicini. Lei è distrutta dalle poche ore di sonno di quest'ultima settimana e ormai, appena si siede, si addormenta, ovunque. Vedo, con la coda dell'occhio, che sta ronfando sulla spalla del suo vicino. Cerco di svegliarla, chiamandola a bassa voce ma non c'è verso. Mi allungo per cercare di toccarla ma calcolo male la distanza e mi trovo disteso sopra ad un giovane ragazzo cinese alto almeno due metri con la stazza di un lottatore di sumo che sta tranquillamente mangiando il decimo panino con le cipolle che conserva in un sacchetto di plastica. Riesco almeno a toccarle una spalla, lei si sveglia e scoppia a ridere: la scena doveva essere davvero esilarante! Dopo circa un'ora, arriviamo al parcheggio del Museo, compriamo i biglietti d'ingresso e, per non farci mancare nulla, prendiamo anche quello del trolley elettrico che ci porta proprio davanti all'ingresso delle sale. Il complesso si sviluppa in tre edifici principali, che conservano questo maestoso esercito che stava a guardia della tomba dell'imperatore Qin Shi Huang, primo imperatore della dinastia Qin, lo stesso che iniziò la costruzione dalla Grande Muraglia. L'Esercito fu scoperto casualmente nel 1974 da un contadino che trovò delle teste d'argilla mentre scavava un pozzo nella campagna. Dei tre edifici, il più esteso è il Pit 1 e contiene circa 500 statue di argilla tra guerrieri, arcieri e cavalli. Si ritiene che l'intero esercito fosse composto da 6.000 soldati. Il contesto non è certo dei migliori, sembra di essere dentro ad un hangar non molto illuminato, ma questa precauzione è necessaria per cercare di conservare la lieve colorazione delle corazze dei soldati che ancora rimane. L'esercito è spettacolare: non ci sono due guerrieri uguali. La tecnica di costruzione è incredibile se si pensa che risale al 200 a.C.. In pratica, ogni guerriero veniva costruito assemblando un tubo di argilla vuoto, che serviva da busto, con testa, braccia e gambe e veniva successivamente decorato con placche per l'armatura, armi e altri dettagli che lo rendeva diverso dagli altri. E' ancora visibile una leggera colorazione nelle vesti. Dev'essere stato uno spettacolo, visto da lontano doveva davvero sembrare un vero esercito in assetto da difesa e incutere timore.
Il Pit 2 è più piccolo ma più spettacolare: i guerrieri sono in formazioni più complesse rispetto al Pit 1, vi sono carri e, in bacheche di vetro, sono conservati gli esemplari più significativi e meglio conservati, impossibili da fotografare vista la marea di gente che vi si accalca attorno.
Nel Pit 3, ancora più piccolo, ci sono molti guerrieri in cocci o privi di testa e mani.
La visita del complesso non dura molto. Fuori dall'area museale, ci sono un sacco di attività commerciali con i soliti souvenir per turisti, comprese delle raccapriccianti pelli di cane e di gatto, appese tra frigoriferi con bibite o appoggiate su scatoloni.
Rimango decisamente inorridito ma, riflettendoci, siamo meno barbari noi in Italia che macelliamo cavalli, vitelli e agnelli per il banchetto pasquale? O ha meno valore, eticamente parlando, un porcellino o un uccellino?
Decidiamo di pranzare in un locale che avevamo adocchiato appena scesi dal bus: la cucina qui è maggiormente adattata ai gusti occidentali, visto il gran numero di turisti stranieri, e le pareti sono ricoperte di foto che rappresentano i piatti cucinati il che rende più facile la scelta. Siamo gli unici avventori del ristorante. Per una cifra equivalente a un paio di euro mangiamo una quantità industriale di riso alla cantonese, ravioli e pasta con verdure. Il ristorante è anche l'abitazione del gestore: in bagno l'unica acqua corrente è quella che proviene da un rubinetto a muro con attaccato un pezzo di canna in gomma e la camera da letto è una stanza dove, su un soppalco in legno senza materasso, dorme l'intera famiglia, padre, madre e figlio piccolo. Quanta povertà nonostante questa attività apparentemente redditizia rispetto a tanti lavori più umili e meno retribuiti!
Andiamo di corsa a prendere il bus per Xi'an, visto che abbiamo un sacco di programmi per il pomeriggio e ci vuole più di un'ora per arrivare in centro. La tappa successiva è la Grande Pagoda dell' Oca Selvatica, che si trova 3 km a sud della città. Quindi autobus fino alla stazione ferroviaria, bus fino in centro e nuovo bus fino alla Pagoda. A Xi'an ci sono due tipi di bus: quelli normali e quelli con l'aria condizionata, che sono contraddistinti da un cristallo di neve sul display in testa e costano 2 yuan anziché 1 e gli autisti, anche se sembrano distratti, stanno bene attenti a quante monete getti nella vaschetta. Noi, non conoscendo la storia dei due tipi di autobus, siamo stati richiamati per aggiungere lo yuan mancante.
La Grande Pagoda dell'Oca Selvatica (c'è anche la Piccola Pagoda dell'Oca Selvatica a pochi chilometri da qui) è una costruzione di sette piani, risalente al 652 d.C., che veniva utilizzata come biblioteca e conteneva testi sacri e filosofici che oggi sono stati trasferiti nei padiglioni attigui. Si trova immersa in un grande giardino dominato da una enorme vasca con fontane che creano dei magnifici giochi d'acqua. La cosa strana è che, a parte i ginko biloba e i cipressi, la maggior parte degli alberi, aceri e ciliegi in fiore, sono in plastica e fatti neanche tanto bene: assurdo!
Si è alzata un po' di nebbia e ritorniamo verso il centro. Scendiamo al South Gate, la Porta Sud delle mura a pianta rettangolare che circondano la città. Sono maestose: larghe almeno il doppio rispetto alla Grande Muraglia, possono essere interamente percorse per i 14 chilometri di perimetro. E' possibile anche noleggiare biciclette per effettuare il giro. Dall'alto della Porta Sud, guardando a nord verso la Bell Tower, si capisce quanto caotica è questa città dalla coda di auto praticamente ferme. Sopra le mura invece, a quest'ora, la tranquillità è assoluta. Finalmente un momento di tranquillità in questa giornata convulsa. Il contrasto tra queste antiche mura e i grattacieli moderni costruiti all'esterno è notevole.
Torniamo in hotel per prepararci per la cena. In programma per stasera c'è un ristorante dove, dicono, cucinano i migliori ravioli della città. Usciamo armati di indirizzo e piantina ma del ristorante nessuna traccia. Nessuno, neanche i vigili urbani, sa darci indicazioni. Solo una commessa di Starbucks, dove Alberta entra per comprare l'ennesima tazza della sua collezione, ci spiega che è dalla parte opposta della città. Il ristoratore che mi ha preparato i noodles ieri sera apre la cucina dopo mezzanotte. Ci infiliamo perciò nelle solite stradine deserte e ci sediamo a mangiare in un giardino senza erba dove, su un carrettino, cucinano favolosi spiedini di pollo speziato, tanto buoni che facciamo pure il bis e il ter. Mi concedo pure una birra tanto se mi ubriaco non devo mica guidare!
E anche questa tappa è finita. Xi'an avrebbe sicuramente meritato un giorno in più. Mi è piaciuto soprattutto vivere esperienze decisamente poco turistiche. Ho respirato un po' di Cina vera e penso che, se mai tornerò in questo Paese, vorrei provare a visitare zone meno battute. Domani si vola a Shanghai. La parte difficile è finita!
































