lunedì 22 agosto 2011

E' arrivato il grande giorno: oggi andiamo a scalare la Grande Muraglia. Alberta, come dicevo nel post precedente, ha deciso di accompagnarmi e questa cosa mi rassicura molto. Avrei cercato in ogni caso di andare da solo con i mezzi pubblici, evitandomi un tour organizzato che mi avrebbe portato a vedere posti che non mi interessano e fabbriche e negozi di giada (la Crociera sul Nilo docet!). Avere a fianco qualcuno che, in caso di difficoltà, riesce a parlare cinese mi rende più tranquillo. Ho deciso di andare a Mutianyu e di evitarmi la ressa che generalmente c'è a Badaling. Mutianyu si trova a circa 70 chilometri da Pechino e ci sono diversi modi per raggiungerla. Il più comodo è il bus 936 che parte dalla stazione di Dongzhimen e porta direttamente al parcheggio della Grande Muraglia. Più facile di così, direte. Sì, peccato che trovare da dove parte il bus 936 sia impresa! Ieri sera, con Alberta ci siamo letti con attenzione alcuni post dettagliati su internet ma nulla si è rivelato esatto. Abbiamo messo la sveglia alle 6 in modo da poter prendere il bus delle 8 anche perché sugli orari dei bus c'era una grande confusione. Alla stazione dei bus di Dongzhimen non c'è nessun autobus 936, bisogna però evitare di cascare nella trappola di chi ti propone di portarti a Mutianyu. Ad uso e consumo di chi vorrà ripetere la nostra esperienza, spiego come raggiungere la fermata del bus 936: uscite dalla stazione della metro di Dongzhimen dal lato est e percorrete, tenendo la sinistra, Dongzhimen Outer Steet verso est per circa 400 metri. Poi girate a sinistra, verso nord, su Dongzhimen Outer Byway e dopo altri 400 metri circa trovate, sulla sinistra, il piazzale da dove parte il bus 936. Facile, no?


Alle 7.50 siamo alla fermata del bus e ci dicono che la partenza è alle 8:30. Alle 9:15 siamo ancora in attesa che arrivi l'autobus e ci imbarcano su un bus che secondo me è stato approntato al momento. Dopo oltre 2 ore e mille fermate arriviamo finalmente al piazzale dove c'è la biglietteria. Le alternative a Mutianyu sono molte: noi decidiamo di salire con il cable car (funivia) fino alla torre 14, di arrivare a piedi fino alla torre 6 e da lì di prendere il toboga per ritornare alla base. Costo totale: 140 yuan a testa, a cui vanno aggiunti i 16+16 del bus. Abbiamo fatto la Grande Muraglia spendendo circa 19 euro a testa, contro i circa 100 che chiedono per i tour organizzati!


Ci sono davvero pochissimi turisti e, a differenza delle altre attrazioni, almeno la metà sono occidentali. La strada per raggiungere la funivia è piena di venditori. Un grande difetto dei cinesi? Sono impiccioni e curiosi e si fanno sempre i fatti tuoi. Un tipo ci fa notare che il biglietto che abbiamo in mano non è per la funivia che porta alla torre 14 ma per la seggiovia che va alla torre 6: non so come abbia fatto a vedere il biglietto a 10 metri di distanza! Ok, in questo caso ci ha fatto un piacere ma, di solito, è piuttosto fastidioso il fatto che che sono sempre lì a scrutarti e, se possono, intervengono per darti un consiglio. Sicuramente lo fanno in buonafede ma è decisamente irritante. Dopo aver mandato Alberta a cambiare il biglietto, inizia la nostra avventura in una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo, la mia seconda dopo il Colosseo. Conto, nel giro di 3 anni, di vedere anche le altre cinque.

La funivia ci porta, in pochi minuti, alla Tower 14 sorvolando un fitto bosco che è possibile attraversare grazie a precorsi di trekking piuttosto impegnativi che portano alla Muraglia. Cominciamo a vedere il profilo merlato di questa fortificazione lunga quasi 9.000 chilometri, secondo le ultime misurazioni, costruita a scopo di difesa dai popoli vicini, i Mongoli in particolare, oltre 2.000 anni fa. C'è un po' di foschia ma, considerando che ero convinto di fare questa escursione con l'ombrello, va più che bene.


Arrivati alla Torre 14 si hanno due alternative. Se si gira a sinistra si può raggiungere la Torre 21, con un percorso che a occhio sembra piuttosto impegnativo, oltre la quale la Muraglia si fa più selvaggia (credo non sia stata restaurata) e pericolosa. Dovrebbe esserci uno sbarramento ma, da quanto ho letto, è facilmente aggirabile. Se si gira a destra si va verso la Torre 6 (o volendo la 1) da dove si può scendere fino al parcheggio con il toboga. Chi volesse avere solo un assaggio della Grande Muraglia può comodamente salire alla Torre 6 con la seggiovia, farsi un giretto nei paraggi, e ridiscendere con calma sempre con la seggiovia. Sono davvero molto organizzati.

Essere sopra la Grande Muraglia è, almeno per me, una grande emozione. Forse è solo una questione di suggestione ma calpestare questo colosso infinito, costruito migliaia di anni fa, fa davvero effetto. Non si può non pensare alla fatica immane che centinaia di migliaia di uomini hanno fatto, durante i secoli, per trasportare i grossi mattoni e i blocchi di pietra necessari per erigere questo lunghissimo drago che sta adagiato sulle creste delle colline a perdita d'occhio. Da qualunque parte la si guardi è spettacolare. L'unica cosa che mi lascia perplesso è che la larghezza non supera i 6 metri, me la immaginavo molto più larga. Questo fatto avvalora la mia convinzione, maturata quando l'ho intravista atterrando a Pechino, che sia impossibile vederla dallo spazio; per lo stesso motivo dovrebbero vedersi anche tutte le autostrade. Se becco chi ha messo in giro questa balla...

Come programmato ci mettiamo in cammino verso la Torre 6: sono più di 2 chilometri, il primo tratto in discesa, l'ultimo in salita. Decidiamo di fare tutto con molta calma, sono le 12:15 e l'importante è essere al piazzale entro le 16 quando parte l'ultimo bus 936, altrimenti ci sono i taxi.


Il percorso si dimostra essere molto, ma molto più facile di quanto temevo: su internet aveva letto commenti allarmanti, assolutamente non veritieri. Se ce la faccio io con le mie ginocchia, può veramente farlo chiunque. L'unica attenzione che bisogna prestare è di guardare sempre dove si mettono i piedi perché gli scalini sono tutti diversi e non si può mantenere un passo regolare: io, in un attimo di disattenzione, ho infilato un piede in una buca su una pietra e mi sono sbucciato una caviglia. C'è davvero poca gente: ho visto foto di Badaling dove i turisti andavano avanti solo a forza di gomitate! Qui, in alcuni tratti, eravamo davvero solo noi due!

Il nastro di pietra è interrotto, a distanze regolari, da fortini e da torri di segnalazione: i primi, con il tetto, servivano da depositi e da ricovero per i soldati; i secondi, con terrazza, venivano usati invece per mandare velocemente messaggi, grazie a segnali di fuoco e di fumo, anche a grande distanza... degli indiani ante litteram, insomma! Il paesaggio attorno è bellissimo: dicono che il periodo migliore per visitare la Muraglia sia l'autunno, quando questi boschi si tingono di giallo e di rosso, ma anche con tutto questo verde è incredibile. E ho visto delle foto scattate d'inverso con la neve da togliere il fiato! Proseguiamo con tranquillità il nostro cammino, fermandoci praticamente ad ogni torre per comprare una bibita: non ho mai bevuto tanto in vita mia come in questi tre giorni in Cina!


In brevissimo tempo arriviamo alla Torre 6: controllando i dati EXIF delle foto ho calcolato che ci abbiamo messo solo 1h10'. Sono le 13:30 e al toboga che una lunga coda: speriamo di riuscire ad arrivare al parcheggio in tempo per prendere il bus delle 14 visto che, non essendoci alle 15, dovremmo aspettare 2 ore inutilmente. Fortunatamente la fila è veloce.


I 3 minuti di discesa sono davvero divertenti. Avrei voluto filmare Alberta che mi precedeva ma non me l'hanno permesso e non mi andava di fare il furbo o l'incosciente. Rubo un video dalla rete per farvi vivere l'esperienza. A noi, per fortuna, non è successo quello che si vede al minuto 2:50 circa.



Alle 13:50 arriviamo al parcheggio e ci mettiamo educatamente in fila ad attendere l'arrivo dell'autobus. Quando il bus arriva una ventina di cinesi si inseriscono lateralmente e salgono prima di noi. Risultato: 2h20' seduti per terra nel corridoio centrale! Un altro grande difetto dei cinesi: non sanno cosa sono le file e si infilano ovunque. In metropolitana sono incredibili: in questi 3 giorni non sono mai riuscito ad accaparrarmi un posto da sedere. Sono dei fulmini: quando si libera un sedile in meno di mezzo secondo qualcuno si è già seduto sopra e, nonostante gli avvisi di lasciare i posti ad anziani e donne incinte, sono per lo i più giovani e i bambini ad occupare i posti. I cinesi sono generalmente molto magri, retaggio forse di secoli di fame e carestie, e questa cosa è un inspiegabile considerando il loro tipo di alimentazione fatta di fritti e dolci. Tempo 10 anni e l'obesità, specie infantile, sarà un problema molto sentito anche qui. Questa improvvisa modernità che è capitata loro tra capo e collo, li a resi pigrissimi. Un esempio su tutti: quando in metropolitana le vie di uscita sono costituite da due rampe di scale e da una scala mobile, state pur certi che le scale da fare a piedi sono deserte mentre c'è l'assembramento ai piedi di quella mobile.

Arrivati a Pechino, ci separiamo: Alberta torna in hotel, io vado a vedermi con calma Piazza Tiananmen. Domattina partiamo per Xi'an ed è l'ultima occasione per vederla. L'accesso alla piazza può avvenire solo attraverso sottopassi altamente presidiati da militari con metal-detector e cani anti-esplosivo. E' il simbolo della Cina, il luogo dove Mao il 1 ottobre 1949 ha proclamato la nascita della Repubblica Popolare Cinese. La piazza non ha niente di interessante sotto il punto di vista architettonico. Il lato nord è delimitato dalla Città Proibita: è quasi il tramonto e c'è molta gente che aspetta il momento dell'ammaina bandiera. Sul lato sud c'è il Mausoleo di Mao piuttosto snobbato: all'interno del recinto una truppa di soldati, in canotta e pantaloncini, si sta allenando. Molto belle sono le due sculture della propaganda comunista poste ai lati. Sul lato est c'è il Museo Nazionale di Storia Cinese, sul lato ovest un palazzo governativo. Al centro della piazza, altamente protetto e inavvicinabile, si trova il Monumento agli Eroi del Popolo. La cosa che mi colpisce di più è il contrasto tra la solennità, rigida e quasi sacra in senso laico, dei monumenti e i due giganteschi ledwall, simbolo di una modernità inarrestabile, che mostrano, in sequenza, immagini e filmati che magnificano la grandezza dalla Cina sotto il punto di vista politico, economico, sportivo, turistico. Un contrasto che, prima o poi, dovrà prendere una direzione chiara e precisa: tradizione e comunismo o modernità, democrazia e capitalismo? La risposta è già scritta ed è scontata.


E questa prima tappa del viaggio è fatta. E' stata facilissima: mi aspettavo che la Cina fai-da-te potesse comportare grosse difficoltà. Invece, forse per il fatto che tre anni fa si è aperta al mondo grazie ai Giochi Olimpici, l'ho trovata estremamente organizzata. Pechino mi ha sorpreso incredibilmente. L'unica cosa che non ho avvertito è quell'atmosfera da estremo oriente che avevo sentito fin da subito in Thailandia ma le conclusioni le trarrò alla fine di questo viaggio. E domani si vola nello Shaanxi, a Xi'an.

martedì 23 agosto 2011

Oggi lasciamo Pechino per trasferirci a Xi'an, nello Shaanxi. Arriviamo all'aeroporto con tre ore di anticipo per paura di restare a terra, visto che sembra che Air China sia solita fare overbooking.
Viaggiamo in code-share con Shandong Airlines e l'aereo è effettivamente pieno. A quanto pare i cinesi, vista la vastità del paese, cominciano a volare con maggiore frequenza anche perché pagano meno della metà (giustamente!) rispetto agli stranieri. Alle 14:30 arriviamo a Xianyang, aeroporto che serve la città di Xi'an, a una trentina di chilometri dal centro. Appena usciti dall'aeroporto, il bus per la nostra destinazione è già pronto a partire e, in 1h30" circa, arriviamo alla meta. Chissà perché mi ero fatto l'idea che Xi'an fosse una ridente cittadina a misura d'uomo divenuta famosa recentemente per la scoperta dell'Esercito di Terracotta. Alla faccia! E' una metropoli di quasi 4 milioni di abitanti congestionata oltre ogni limite. Il traffico è impressionate e, in molti tratti, di procede a passo d'uomo. I cinesi, per essere dei newbie della guida, non se la cavano per niente male: pensavo di vedere ciocchi ad ogni altro metro e invece, pur avendo una guida sempre al limite, riescono sempre ad evitare gli incidenti. Pensavo anche che il codice della strada fosse una favola e invece non è infrequente vedere vigili che elevano multe per divieto di sosta o eccesso di velocità, ci sono parecchi autovelox fuori dei centri abitati. Nel tratto di strada tra l'aeroporto e Xi'an, ci sono decine di cantieri edili che costruiscono giganteschi centri residenziali, costituiti da un numero esagerato di grattacieli apparentemente di lusso: non so quale possa essere la loro destinazione d'uso ma non credo proprio serviranno a coprire la crescente domanda prodotta dalla fuga di massa dalle zone rurali.

Appena scesi dall'autobus, ho la netta sensazione di trovarmi in una Cina decisamente diversa da quella che avevo conosciuto a Pechino, molto più simile a quella che avevo immaginato, molto più vera. Nei pochi metri a piedi verso l'hotel, si percepisce subito che il quartiere, pur essendo il più centrale della città (siamo a 200 metri dalla Bell Tower e di fronte alla Drum Tower), è abitato da cinesi veri che qui vivono, lavorano, fanno la spesa, mangiano. Finalmente vedo un po' (tanta!) sporcizia per la strada dopo il candore quasi immacolato di Pechino. Lo so che sembra paradossale apprezzare queste cose ma, se questa è la realtà, ben venga. In hotel problemi più di solito per gestire un semplicissimo chech-in in inglese. La camera è davvero carina, anche se sarebbe meglio parlare di appartamento: c'è una cucina attrezzatissima e due letti matrimoniali che, volendo, possono essere separati da una parete scorrevole. Stanotte dormiremo in camere separate!


Usciamo subito e ci infiliamo nelle stradine laterali, quelle non frequentate dai turisti. C'è davvero una grande miseria: le casette, basse, sono praticamente costituite da un'unica stanza che serve sia da laboratorio che da abitazione. Tutti hanno un'attività commerciale o un banchetto sulla strada, ne approfitto per comprare una mega bandiera cinese per Pietro. Ci spostiamo verso il quartiere musulmano, la zona più turistica della città, a nord della Drum Tower costruita durante la dinastia Ming.


Il quartiere musulmano, dove vive la comunità Hui, è decisamente la zona più pittoresca della città piena di negozi e ristorantini. Beh, è davvero un eufemismo usare la parola ristorantini! In un negozietto vendono meravigliosi timbri cinesi in giada, onice, osso, legno che personalizzano con l'ideogramma che vuoi e vendono con il classico tampone di inchiostro rosso: ne voglio assolutamente uno ma non ho la minima idea di quale ideogramma far incidere! Ci penserò.


Il quartiere è molto trafficato, sembra di essere in una tipica strada delle nostre località di villeggiatura in pieno agosto, solo che qui sono tutti cinesi a caccia di souvenir. Dopo una veloce doccia in hotel, usciamo che è già buio. L'idea è quella di andare a mangiare nel quartiere musulmano ma prima decidiamo di fare un giretto nei paraggi. Su tutto spicca la Bell Tower illuminata, proprio al centro di una rotonda trafficatissima. Sotto l'anello stradale, un sottopasso circolare larghissimo e illuminato a giorno permette di uscire su una delle quattro strade, grazie a otto uscite, una per lato: non è facile orientarsi camminando in tondo e non riuscendo a leggere le insegne. Sono costretto a contare e, puntualmente, sbaglio uscita!




E' giunto il momento della cena, c'è solo l'imbarazzo di scegliere in quale bettola entrare. Prima di partire dall'Italia, avevo incaricato Alberta di gestire solo due cose: i taxi e i pasti. Quindi tocca a lei la scelta! Dopo aver zigzagato a lungo per la via principale del quartiere musulmano, entriamo in un locale che in Italia non potrebbe essere utilizzato neanche come magazzino. Non sono per niente schizzinoso ma la sporcizia è davvero incredibile; se aggiungiamo il fatto che c'è una signora che continua a ramazzare il pavimento con uno scopino alzando un polverone sopra i piatti dei commensali... Ma va bene così, ho deciso di vivere questa esperienza nel modo più vero possibile, non vorrei mai andare al McDonald che ho visto in una piazza vicina. La scelta di cosa mangiare è un'impresa ardua. Scodatevi i piatti che trovate nei menu dei ristoranti cinesi in Italia. Io so solo che voglio mangiare qualcosa di asciutto e perciò mi affido ai soliti noodles che sono una garanzia. E cosa mi vedo arrivare? Un'enorme terrina piena di acqua calda con delle verdure galleggianti e degli spaghettini sul fondo che scopro dopo un po' di tempo mescolando con i chopstick dentro questa brodaglia. E' ufficiale: sto per avere una crisi isterica. Neanche Alberta, di solito così intraprendente, sembra tanto affamata: assaggia qualcosa e cerca di convincermi (convincersi?) che è mangiabile. Alla fine, lasciamo tutto lì. Usciamo. Io me ne torno mestamente in hotel, Alberta se ne va un po' in giro: conoscendola, so che cercherà qualche bancarella dove gustare le sue adorate leccornie. Dopo una mezz'ora, rientra in hotel con la faccia sconsolata di chi si sente in colpa per qualcosa: probabilmente si sente responsabile della scelta del locale per la cena. Povera! Mi maledico per non essere riuscito a dissimulare il mio disappunto al ristorante, mi sono comportato in maniera davvero infantile. Mi porge un sacchettino di carta. Tenera! Dentro c'è un baozi, una specie di pagnottella ripiena di carne cotta al vapore, simile ai ravioli ma più grande. La scaldo al microonde: è squisita! Mi faccio immediatamente accompagnare al banchetto dove l'ha presa ma hanno già sbaraccato. Nella strada sotto all'hotel invece un ristoratore ha appena aperto la sua cucina mobile, sembra avere una folta clientela locale.


E' già mezzanotte passata. Mi faccio preparare un piatto di noodles. Dentro un wok, mette pasta, uova, verdure e spezie varie che fa saltare con grande abilità. Me li serve in un piatto di plastica che a sua volta è inserito in su sacchetto da alimenti: almeno l'igiene è garantita. Mi siedo su uno sgabellino di plastica, di quelli che usano i bambini, davanti alla serranda chiusa di un negozio. Sono deliziosi, i più buoni che abbia mai mangiato in vita mia e non è la fame che me lo fa dire! La situazione è divertentissima: non mi sarei mai aspettato di vivere un'esperienza simile! Ci sono anche foto che testimoniano questo fatto, per i miscredenti.


Alberta torna in camera, io resto ancora fuori per fumare una sigaretta. Comincio a camminare nei vicoli di questa città. Le stanze di pochi metri quadri che di giorno erano servite da negozio e laboratorio, si sono trasformate in camere da letto semplicemente stendendo una stuoia sul pavimento, spesso in terra battuta. C'è chi si lava utilizzando solo un catino con dell'acqua. Se nel pieno centro di una città con milioni di abitanti c'è questa miseria, non oso pensare come possa essere la vita nelle zone rurali. Non vedo però nei loro occhi la disperazione della povertà, forse c'è l'accettazione della situazione e la speranza che le cose possano cambiare. I cinesi, da quello che ho osservato finora, sembrano un popolo triste: mai un sorriso, mai un cenno di compiacimento. Niente a che vedere con la Thailandia, la terra del sorriso e degli inchini. E' notte fonda, sto girando per stradine buie senza una mappa, un documento e un soldo in tasca. E mi sento maledettamente sicuro. In Cina non esiste criminalità, se escludiamo la mafia: al massimo ci sono borseggiatori o cose del genere, microcriminalità insomma. Non sembra nemmeno di vivere in un paese altamente presidiato dalle forze di  polizia: per la strada, a parte qualche vigile, non si nota nulla. Temo che questo ordine sociale sia dovuto al terribile primato che questo Stato vanta: 5.000 condanne a morte eseguite all'anno, l'85% delle esecuzioni mondiali totali, secondo le cifre ufficiali fornite ma potrebbero essere molte di più. Bisogna fare qualcosa per fermare questa barbarie e non solo in Cina. Me ne vado a nanna davvero felice, domani è il giorno dell'Esercito di Terracotta.

mercoledì 24 agosto 2011

Oggi andiamo a vedere l'Esercito di Terracotta, motivo per cui abbiamo deciso di fare questa tappa a Xi'an. Sveglia come al solito all'alba per prendere il bus 611 per la Railway Station, situata a nord appena fuori le mura, da dove parte il bus 306 che porta direttamente al Museo per la spesa irrisoria di 7 yuan. Durante il viaggio, il bus si ferma anche ai piedi del Lu Shan, alla stazione delle funivia: l'avessi saputo prima avrei cercato di dedicare qualche ora a questa tappa, ho sempre trovato affascinanti questi picchi ripidissimi perennemente avvolti dalla nebbia, con gli alberi abbarbicati sulle pendici scoscese.


Sull'autobus è successa una scena che ci ha fatto scompisciare dalle risate. Io e Alberta non riusciamo a sederci vicini. Lei è distrutta dalle poche ore di sonno di quest'ultima settimana e ormai, appena si siede, si addormenta, ovunque. Vedo, con la coda dell'occhio, che sta ronfando sulla spalla del suo vicino. Cerco di svegliarla, chiamandola a bassa voce ma non c'è verso. Mi allungo per cercare di toccarla ma calcolo male la distanza e mi trovo disteso sopra ad un giovane ragazzo cinese alto almeno due metri con la stazza di un lottatore di sumo che sta tranquillamente mangiando il decimo panino con le cipolle che conserva in un sacchetto di plastica. Riesco almeno a toccarle una spalla, lei si sveglia e scoppia a ridere: la scena doveva essere davvero esilarante! Dopo circa un'ora, arriviamo al parcheggio del Museo, compriamo i biglietti d'ingresso e, per non farci mancare nulla, prendiamo anche quello del trolley elettrico che ci porta proprio davanti all'ingresso delle sale. Il complesso si sviluppa in tre edifici principali, che conservano questo maestoso esercito che stava a guardia della tomba dell'imperatore Qin Shi Huang, primo imperatore della dinastia Qin, lo stesso che iniziò la costruzione dalla Grande Muraglia. L'Esercito fu scoperto casualmente nel 1974 da un contadino che trovò delle teste d'argilla mentre scavava un pozzo nella campagna. Dei tre edifici, il più esteso è il Pit 1 e contiene circa 500 statue di argilla tra guerrieri, arcieri e cavalli. Si ritiene che l'intero esercito fosse composto da 6.000 soldati. Il contesto non è certo dei migliori, sembra di essere dentro ad un hangar non molto illuminato, ma questa precauzione è necessaria per cercare di conservare la lieve colorazione delle corazze dei soldati che ancora rimane. L'esercito è spettacolare: non ci sono due guerrieri uguali. La tecnica di costruzione è incredibile se si pensa che risale al 200 a.C.. In pratica, ogni guerriero veniva costruito assemblando un tubo di argilla vuoto, che serviva da busto, con testa, braccia e gambe e veniva successivamente decorato con placche per l'armatura, armi e altri dettagli che lo rendeva diverso dagli altri. E' ancora visibile una leggera colorazione nelle vesti. Dev'essere stato uno spettacolo, visto da lontano doveva davvero sembrare un vero esercito in assetto da difesa e incutere timore.


Il Pit 2 è più piccolo ma più spettacolare: i guerrieri sono in formazioni più complesse rispetto al Pit 1, vi sono carri e, in bacheche di vetro, sono conservati gli esemplari più significativi e meglio conservati, impossibili da fotografare vista la marea di gente che vi si accalca attorno.

Nel Pit 3, ancora più piccolo, ci sono molti guerrieri in cocci o privi di testa e mani.



La visita del complesso non dura molto. Fuori dall'area museale, ci sono un sacco di attività commerciali con i soliti souvenir per turisti, comprese delle raccapriccianti pelli di cane e di gatto, appese tra frigoriferi con bibite o appoggiate su scatoloni.


Rimango decisamente inorridito ma, riflettendoci, siamo meno barbari noi in Italia che macelliamo cavalli, vitelli e agnelli per il banchetto pasquale? O ha meno valore, eticamente parlando, un porcellino o un uccellino?

Decidiamo di pranzare in un locale che avevamo adocchiato appena scesi dal bus: la cucina qui è maggiormente adattata ai gusti occidentali, visto il gran numero di turisti stranieri, e le pareti sono ricoperte di foto che rappresentano i piatti cucinati il che rende più facile la scelta.  Siamo gli unici avventori del ristorante. Per una cifra equivalente a un paio di euro mangiamo una quantità industriale di riso alla cantonese, ravioli e pasta con verdure. Il ristorante è anche l'abitazione del gestore: in bagno l'unica acqua corrente è quella che proviene da un rubinetto a muro con attaccato un pezzo di canna in gomma e la camera da letto è una stanza dove, su un soppalco in legno senza materasso, dorme l'intera famiglia, padre, madre e figlio piccolo. Quanta povertà nonostante questa attività apparentemente redditizia rispetto a tanti lavori più umili e meno retribuiti!


Andiamo di corsa a prendere il bus per Xi'an, visto che abbiamo un sacco di programmi per il pomeriggio e ci vuole più di un'ora per arrivare in centro. La tappa successiva è la Grande Pagoda dell' Oca Selvatica, che si trova 3 km a sud della città. Quindi autobus fino alla stazione ferroviaria, bus fino in centro e nuovo bus fino alla Pagoda. A Xi'an ci sono due tipi di bus: quelli normali e quelli con l'aria condizionata, che sono contraddistinti da un cristallo di neve sul display in testa e costano 2 yuan anziché 1 e gli autisti, anche se sembrano distratti, stanno bene attenti a quante monete getti nella vaschetta. Noi, non conoscendo la storia dei due tipi di autobus, siamo stati richiamati per aggiungere lo yuan mancante.
La Grande Pagoda dell'Oca Selvatica (c'è anche la Piccola Pagoda dell'Oca Selvatica a pochi chilometri da qui) è una costruzione di sette piani, risalente al 652 d.C., che veniva utilizzata come biblioteca e conteneva testi sacri e filosofici che oggi sono stati trasferiti nei padiglioni attigui. Si trova immersa in un grande giardino dominato da una enorme vasca con fontane che creano dei magnifici giochi d'acqua. La cosa strana è che, a parte i ginko biloba e i cipressi, la maggior parte degli alberi, aceri e ciliegi in fiore, sono in plastica e fatti neanche tanto bene: assurdo!


Si è alzata un po' di nebbia e ritorniamo verso il centro. Scendiamo al South Gate, la Porta Sud delle mura a pianta rettangolare che circondano la città. Sono maestose: larghe almeno il doppio rispetto alla Grande Muraglia, possono essere interamente percorse per i 14 chilometri di perimetro. E' possibile anche noleggiare biciclette per effettuare il giro. Dall'alto della Porta Sud, guardando a nord verso la Bell Tower, si capisce quanto caotica è questa città dalla coda di auto praticamente ferme. Sopra le mura invece, a quest'ora, la tranquillità è assoluta. Finalmente un momento di tranquillità in questa giornata convulsa. Il contrasto tra queste antiche mura e i grattacieli moderni costruiti all'esterno è notevole.


Torniamo in hotel per prepararci per la cena. In programma per stasera c'è un ristorante dove, dicono, cucinano i migliori ravioli della città. Usciamo armati di indirizzo e piantina ma del ristorante nessuna traccia. Nessuno, neanche i vigili urbani, sa darci indicazioni. Solo una commessa di Starbucks, dove Alberta entra per comprare l'ennesima tazza della sua collezione, ci spiega che è dalla parte opposta della città. Il ristoratore che mi ha preparato i noodles ieri sera apre la cucina dopo mezzanotte. Ci infiliamo perciò nelle solite stradine deserte e ci sediamo a mangiare in un giardino senza erba dove, su un carrettino, cucinano favolosi spiedini di pollo speziato, tanto buoni che facciamo pure  il bis e il ter. Mi concedo pure una birra tanto se mi ubriaco non devo mica guidare!


E anche questa tappa è finita. Xi'an avrebbe sicuramente meritato un giorno in più. Mi è piaciuto soprattutto vivere esperienze decisamente poco turistiche. Ho respirato un po' di Cina vera e penso che, se mai tornerò in questo Paese, vorrei provare a visitare zone meno battute. Domani si vola a Shanghai. La parte difficile è finita!

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