giovedì 25 agosto 2011
E alla fine, dopo mille peripezie, siamo arrivati a Shanghai: il Karma ristabilisce sempre gli equilibri. 14 ore dall'hotel di Xi'an a quello di Shanghai! Alzati come al solito molto presto, dopo una veloce colazione e più di un'ora di trasferimento in bus, all'aeroporto di Xi'an... oops, hanno cancellato il nostro volo! Air traffic congestion, dicono all'altoparlante. Gestire la cosa con personale di terra assolutamente incapace di parlare inglese è davvero difficile e non è argomento da tutti i giorni per Alberta in cinese. Tutti i voli per Shanghai sembrano pieni e alla fine ci dirottano su un volo della Shanghai Airlines che dovrebbe partire verso le 16... il problema è che continuano ad annullare voli per air traffic congestion, weather condition, maintenance. Passiamo il tempo passeggiando dentro e fuori il terminal o seduti per terra sul marciapiede dove i cinesi ci scattano foto divertiti... evidentemente noi occidentali dobbiamo sembrare davvero strani ai loro occhi. Ci sfondiamo con un mega buffet a base di piatti cinesi. Per farla breve, nel pomeriggio riusciamo ad avere la carta d'imbarco in mano e alle 16:30 decolliamo. Dopo 2 ore e mezza di volo piuttosto turbolento, alle 19 atterriamo a Pudong: dovevamo arrivare alle 14:05! Piove a dirotto, una settimana intera in Cina in agosto senza una nuvola o una goccia d'acqua devono essere stati un record, considero questa pioggia quasi rigenerante. Dopo aver percorso chilometri all'interno di questo enorme aeroporto, prendiamo il Maglev, il treno a levitazione magnetica che in 7 minuti copre i 30 chilometri fino in centro città alla velocità media di 300 km/h.


Ancora un paio di linee di metro e una decina di rampe di scale e alle 22 riusciamo a mettere piede in hotel: da togliere il fiato e relativamente economico perché distante dal centro ma almeno vicino all'Università di Alberta! La camera è al 19° piano e domattina faremo colazione al 27°.


La parte dura del mio viaggio è ormai terminata, i prossimi 5 giorni saranno organizzati day by day, senza l'assillo delle tappe e degli spostamenti, finalmente basta sveglia puntata presto alla mattina. Abbiamo dormito mediamente meno di 5 ore per notte: non siamo mai andati a letto prima dell'1:45 di notte e non ci siamo mai alzati dopo le 7... una bella sfacchinata! Faccio solo una brevissima riflessione che approfondirò quando sistemerò i post di questo viaggio, al mio ritorno. Questa settimana, e questi ultimi giorni in particolare, hanno cambiato radicalmente il mio modo di concepire i viaggi. Grazie all'intraprendenza e alla tenacia di Alberta (e anche, in parte al mio spirito di adattamento) ho fatto cose che fino a pochi giorni non riuscivo neanche ad immaginare. Mi sono trovato, all'1 di notte, seduto su uno sgabello in plastica alto 20 cm, davanti ad una serranda chiusa, su un marciapiede lurido, a mangiare i noodles più buoni della mia vita; oppure, al buio, a camminare da solo per vicoli dove si aprivano misere stanzette di 4 metri quadri che, a seconda della necessità, diventavano il laboratorio, il negozietto, la camera da letto con una semplice stuoia per terra o il bagno con una bacinella di plastica... e tutto questo senza una mappa in mano, un documento o dei soldi in tasca. Stasera non riesco ad esprimere a parole il concetto che ho in testa, so solo una cosa: mi sono sentito libero e felice.
Secondo Alberta: "trasformazione completata", il mio incinesamento è totale, basta solo che impari a sputare per terra! Secondo me: una  gran botta di gioventù!

sabato 26 agosto 2011

Oggi primo assaggio di Shanghai. Ci siamo alzati tardi e, dopo colazione, abbiamo perso 3 ore per sbrigare le pratiche relative all'alloggio all'università dove Alberta farà lo stage: continuavano a mandarci a destra e a sinistra ma alla fine abbiamo trovato un prof che ha controllato i documenti e ha dato l'ok. L'unico problema è che non sono riusciti a trovare la prenotazione della stanza fatta dall'Università di Treviso e, per precauzione, ne hanno fermata un'altra. Il campus è davvero bello e curato. Su tutto troneggia un'enorme statua di Mao in pietra bianca.


I vari edifici, scolastici e non, i dormitori ecc. sono collegati da viali alberati a tratti interrotti da ponticelli in pietra su tranquilli canali navigabili con la barchetta. Ai lati giardini curatissimi. It's so British!



Sbrigate le pratiche, ci spostiamo verso il centro e scendiamo alla fermata di People's Square (Piazza del Popolo, Renmin Square, chiamatela come volete), il cielo è coperto, la temperatura non è altissima (26°) ma l'umidità del 99% fa sì che se ne percepiscano 37: io sono inzuppato di sudore (in realtà lo sono da quando sono arrivato in Cina!) e ho avuto la malaugurata idea di mettermi per la prima volta i jeans, visto il cielo cupo, e mi sembra di camminare (nuotare?) con le caviglie legate da un elastico; sono tentato di mettermi in mutande, visto che c'è gente che passeggia in pigiama! La zona non ha niente da invidiare a Manhattan: grattacieli modernissimi, in vetro e acciaio, si innalzano come funghi tra edifici storici dei primi del '900. Come pranzo ci gustiamo uno squisito Häagen-Dazs, unica concessione occidentale da una settimana a questa parte.


Consumiamo il gelato all'interno di People's Park, un bellissimo parco che ricorda vagamente Central Park a NYC (solo per il fatto che è circondato da grattacieli): qui, tra laghetti e gazebo, i locali vengono a riposarsi e passano il tempo giocando appassionate partite a carte circondati da tifosi, neanche fossimo a Las Vegas!



Imbocchiamo East Nanjing Road, sembra di essere a Time Square. Ok, ormai dovreste averlo capito: tutti questi riferimenti agli USA stanno a significare che qui di orientale non c'è nulla, a parte tutti questi occhi a mandorla per strada e i venditori che a ogni metro rompono i maroni cercando di venderti, con un'insistenza insopportabile, orologi e Iphone tarocchi.


Dopo circa 1500 metri passati a scansare trenini elettrici, i rompiballe e una marea di gente, arriviamo sulla riva del Huangpu, il fiume che attraversa Shanghai: lo spettacolo è da togliere il fiato. Alle nostre spalle c'è il Bund, la zona con gli edifici storici costruiti da inglesi, francesi, tedeschi, olandesi all'inizio del secolo scorso, adesso perfettamente restaurati: ogni palazzo ha una storia incredibile e meriterebbe una lunga sosta.


Davanti, oltre il fiume, c'è Pudong. Io resto senza parole. D'accordo, ho la fissa per gli skyline ma questo è davvero spettacolare! Resto più di un'ora a guardarmelo e a fotografarlo da tutte le angolazioni (credo che Alberta sia sul punto di legarsi un pietra al collo e di gettarsi nello Huangpu!) E' incredibile vederlo dal vivo, è così perfetto da sembrare un plastico. Ogni grattacielo, preso a se stante, non è poi così bello: l'Oriental Pearl Tower con le sue sfere è un po' ridicolo, lo Shanghai World Financial Center, il grattacielo più alto della Cina, con la sua forma a cavatappi poi... ma l'insieme è incredibile!




Siamo quasi al tramonto e qualche raggio di sole, che filtra tra le nuvole, modifica continuamente i colori e i riflessi. Vorrei vederlo di notte, illuminato, ma sono un po' stanco. Alberta ha un appuntamento a cena con la sua amica thailandese Pan, che non vede da tre anni... in realtà cerca solo di liberarsi di me per qualche ora (per i maligni, sto scherzando!). La metro, all'ora di punta, è impressionante. Accalcati  praticamente uno sull'altro, tra spinte e colpi bassi, sembra di essere su un ring di pugilato. Come se non bastasse, alla penultima fermata prima di quella dell'hotel, un pazzo cerca di entrare con una rete per dormire in metallo da una piazza, di quelle piegate in due con le rotelle... e ci riesce pure! Sono quasi sicuro di aver capito qualche bestemmia in mandarino degli altri passeggeri! No, questi cinesi non sono proprio del tutto normali!!!



domenica 27 agosto 2011

ore 11:25 (5:25 in Italia). Siamo bloccati in hotel da un nubifragio e sembra che la cosa andrà avanti fino a sera. Avevamo in programma una giornata a zonzo per la città per visitare People's Square, la Concessione Francese, il Yuyuan Garden e Pudong: vedremo come modificare il percorso.

domenica 28 agosto 2011

Ecco la prima cosa che avrei avuto difficoltà a gestire da solo, senza Alberta, in questo viaggio: prendere i treni in Cina non è per niente facile! Come da programma, oggi andiamo a Suzhou. Speravamo in una giornata di sole e invece nuvole come al solito. Alla Shanghai Railway Station è un casino: cerchiamo di prendere i biglietti al distributore automatico (logicamente solo in cinese!) ma, andando avanti con la procedura (per fortuna avevo scaricato il timetable da internet) ci viene chiesto il documento d'identità cinese. Cerchiamo la biglietteria che, chissà perché, è qualche centinaio di metri fuori dalla stazione: le file sono interminabili e la gente è lentissima. Mi accorgo, quando ormai è il nostro turno che c'è uno sportello per stranieri. Per fare il biglietto ci viene chiesto il passaporto: per fortuna avevamo la fotocopia nello zaino. La stazione è come un aeroporto: metal-detector sia per noi che per i bagagli (come in tutte le stazioni della metro). Peccato che i display fossero tutti scritti con gli ideogrammi. No, dico io, siamo nella più grande stazione ferroviaria della Cina, nella città più internazionale, e questi neanche si sognano di alternare il cinese con l'inglese! Probabilmente in qualche modo ce l'avrei fatta lo stesso, come ad Ayutthaya in Thailandia: avevo memorizzato i nomi delle città scritte in cinese e con il codice del treno sarei arrivato al gate di partenza, ma trovo davvero incredibile questa mancanza! Mi aspettavo di viaggiare su un sedile di legno (hard seat) e invece mi trovo a bordo di un treno ad alta velocità che in 25 minuti precorre gli 85 km del percorso, arrivando fino a 288 km/h, nonostante abbiano segato le velocità massime dopo l'incidente di qualche settimana fa. Il treno è magnifico: sedili comodissimi e reclinabili, con almeno il doppio dello spazio per le gambe rispetto ad un aereo, hostess elegantissime in divisa viola con cappellino e foulard... Alberta non riesce più a riconoscere la Cina che ha lasciato tre anni fa, a partire dai bagni pubblici, tutti rifatti e discretamente puliti. Arriviamo a Suzhou in perfetto orario. Anche qui un casino. Non c'è uno straccio di ufficio turistico in stazione. La città è enorme. Compriamo una mappa da una delle tante ambulanti alla stazione e, dopo aver chiesto a destra e manca e aver passato tutte le piazzole della stazione dei bus, riusciamo a salire sull'autobus diretto al Giardino dell'Amministratore Umile, consigliato dalla LP: logicamente, anche qui, le fermate sono scritte solo in cinese! Questa città mi ha già stancato!

Allora, Suzhou, la Venezia della Cina... ma dove?!

D'accordo, c'è qualche casetta sul canale da cercare con il lanternino e qualche gondoliere modello Sampei che, cantando nenie cinesi, porta a spasso i turisti ma ormai ogni Paese ha la sua Venezia! Chissà perché però nessuno chiama la nostra Venezia l'Amsterdam o la Suzhou d'Italia! Nota campanilistica: di Venezia ce n'è una sola ed è inimitabile... anche se a Las Vegas ci sono riusciti piuttosto bene (vedi QUI)!

Il Giardino dell'Amministratore Umile è davvero molto bello, peccato che il cielo grigio non aiuti. Passeggiamo per un paio d'ore per viali, ponti, pagode: è tutto molto curato e ci sono decine di giardinieri continuamente all'opera per la manutenzione. La parte che mi piace di più è quella dei bonsai.
Comincia a piovigginare. Ci sono un sacco di altre cose interessanti da vedere, il Museo della Seta, tantissimi altri giardini ma ormai credo di aver visto i parchi di mezza Cina e, nonostante la mia passione per la botanica, ormai mi escono dagli occhi. Decidiamo di tornare alla stazione e di cercare di cambiare il biglietto di ritorno comprato in mattinata, logicamente in uno sportello al di fuori della stazione, dopo aver fatto due code interminabili (ci siamo addirittura messi in due file diverse per vedere chi riusciva prima): naturalmente tutti i treni erano già strapieni e abbiamo dovuto aspettare quello già prenotato. Nell'attesa, ci siamo stravaccati sul marciapiede come al solito. Nota bene: tutti i cinesi si mettono qualcosa sotto il culo prima di sedersi per strada, addirittura i netturbini, per riposarsi, si siedono sopra la scopa con la quale hanno appena spazzato la strada. NOI NO!!! Credo che tra tre giorni, quando sarò in Italia, mi metteranno in quarantena per un mese!

Per riassumere, avvertenze per chi viaggia in treno in Cina: arrivare alla stazione almeno un'ora prima, comprare il biglietto possibilmente il giorno prima, non dimenticarsi il passaporto, armarsi di tanta pazienza!

Alla stazione di Shanghai, ci separiamo. Alberta torna in hotel a docciarsi per uscire ancora a cena con Pan che domani lascia la Cina. Io torno sullo Huangpu per vedere Pudong, il Bung e Nanjing Road by night: credo  che le foto non abbiano bisogno di commento. Il World Financial Center è così alto che le nuvole ne avvolgono la cima!


Se di giorno l'attività principale da queste parti è quella di scrollarsi di dosso i venditori ambulanti, di notte l'impresa è quella di non farsi agganciare dalle prostitute. Su Nanjing Road, l'approccio è molto diretto: ti prendono per mano, tutte sorridenti, davvero molto carine nei loro vestitini svolazzanti. Sul Bund la tecnica è davvero sofisticata e ci sono cascato come un pero per ben tre volte: due ragazze, un po' racchie, mi chiedono gentilmente se posso scattare loro una foto con Pudong sullo sfondo. Dopo aver lodato le mie doti di fotografo, intavolano una piacevole conversazione, in perfetto inglese, su Shanghai, sull'Italia e sulle sue bellezze e, probabilmente per l'empatia che si si crea tra turisti, finiamo per stare a parlare per una decina di minuti. Alla fine mi chiedono se conosco la zona a nord del Bund e mi invitano ad unirmi a loro per bere qualcosa. Declino l'offerta e dentro di me penso: però, che gentili! Dopo 5 minuti si ripete la stessa identica scena con le stesse identiche domande: comincio ad insospettirmi. Pochi minuti dopo, idem con patate, però questa volta la coppia è formata da una signora sulla quarantina e da una bambina di non più di 10 anni che lei definisce my friend. Quando mi rivolge la stessa domanda delle altre due coppie (where are you from?), ho la tentazione di lanciarle la macchina fotografica che mi ha appena messo in mano giù per la testa. Tristezza, enorme tristezza. La Cina è anche questo... e non solo la Cina, purtroppo!

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