domenica 28 agosto 2011
Ecco la prima cosa che avrei avuto difficoltà a gestire da solo, senza Alberta, in questo viaggio: prendere i treni in Cina non è per niente facile! Come da programma, oggi andiamo a Suzhou. Speravamo in una giornata di sole e invece nuvole come al solito. Alla Shanghai Railway Station è un casino: cerchiamo di prendere i biglietti al distributore automatico (logicamente solo in cinese!) ma, andando avanti con la procedura (per fortuna avevo scaricato il timetable da internet) ci viene chiesto il documento d'identità cinese. Cerchiamo la biglietteria che, chissà perché, è qualche centinaio di metri fuori dalla stazione: le file sono interminabili e la gente è lentissima. Mi accorgo, quando ormai è il nostro turno che c'è uno sportello per stranieri. Per fare il biglietto ci viene chiesto il passaporto: per fortuna avevamo la fotocopia nello zaino. La stazione è come un aeroporto: metal-detector sia per noi che per i bagagli (come in tutte le stazioni della metro). Peccato che i display fossero tutti scritti con gli ideogrammi. No, dico io, siamo nella più grande stazione ferroviaria della Cina, nella città più internazionale, e questi neanche si sognano di alternare il cinese con l'inglese! Probabilmente in qualche modo ce l'avrei fatta lo stesso, come ad Ayutthaya in Thailandia: avevo memorizzato i nomi delle città scritte in cinese e con il codice del treno sarei arrivato al gate di partenza, ma trovo davvero incredibile questa mancanza! Mi aspettavo di viaggiare su un sedile di legno (hard seat) e invece mi trovo a bordo di un treno ad alta velocità che in 25 minuti precorre gli 85 km del percorso, arrivando fino a 288 km/h, nonostante abbiano segato le velocità massime dopo l'incidente di qualche settimana fa. Il treno è magnifico: sedili comodissimi e reclinabili, con almeno il doppio dello spazio per le gambe rispetto ad un aereo, hostess elegantissime in divisa viola con cappellino e foulard... Alberta non riesce più a riconoscere la Cina che ha lasciato tre anni fa, a partire dai bagni pubblici, tutti rifatti e discretamente puliti. Arriviamo a Suzhou in perfetto orario. Anche qui un casino. Non c'è uno straccio di ufficio turistico in stazione. La città è enorme. Compriamo una mappa da una delle tante ambulanti alla stazione e, dopo aver chiesto a destra e manca e aver passato tutte le piazzole della stazione dei bus, riusciamo a salire sull'autobus diretto al Giardino dell'Amministratore Umile, consigliato dalla LP: logicamente, anche qui, le fermate sono scritte solo in cinese! Questa città mi ha già stancato!
Allora, Suzhou, la Venezia della Cina... ma dove?!
D'accordo, c'è qualche casetta sul canale da cercare con il lanternino e qualche gondoliere modello Sampei che, cantando nenie cinesi, porta a spasso i turisti ma ormai ogni Paese ha la sua Venezia! Chissà perché però nessuno chiama la nostra Venezia l'Amsterdam o la Suzhou d'Italia! Nota campanilistica: di Venezia ce n'è una sola ed è inimitabile... anche se a Las Vegas ci sono riusciti piuttosto bene (vedi QUI)!
Il Giardino dell'Amministratore Umile è davvero molto bello, peccato che il cielo grigio non aiuti. Passeggiamo per un paio d'ore per viali, ponti, pagode: è tutto molto curato e ci sono decine di giardinieri continuamente all'opera per la manutenzione. La parte che mi piace di più è quella dei bonsai.
Comincia a piovigginare. Ci sono un sacco di altre cose interessanti da vedere, il Museo della Seta, tantissimi altri giardini ma ormai credo di aver visto i parchi di mezza Cina e, nonostante la mia passione per la botanica, ormai mi escono dagli occhi. Decidiamo di tornare alla stazione e di cercare di cambiare il biglietto di ritorno comprato in mattinata, logicamente in uno sportello al di fuori della stazione, dopo aver fatto due code interminabili (ci siamo addirittura messi in due file diverse per vedere chi riusciva prima): naturalmente tutti i treni erano già strapieni e abbiamo dovuto aspettare quello già prenotato. Nell'attesa, ci siamo stravaccati sul marciapiede come al solito. Nota bene: tutti i cinesi si mettono qualcosa sotto il culo prima di sedersi per strada, addirittura i netturbini, per riposarsi, si siedono sopra la scopa con la quale hanno appena spazzato la strada. NOI NO!!! Credo che tra tre giorni, quando sarò in Italia, mi metteranno in quarantena per un mese!
Per riassumere, avvertenze per chi viaggia in treno in Cina: arrivare alla stazione almeno un'ora prima, comprare il biglietto possibilmente il giorno prima, non dimenticarsi il passaporto, armarsi di tanta pazienza!
Alla stazione di Shanghai, ci separiamo. Alberta torna in hotel a docciarsi per uscire ancora a cena con Pan che domani lascia la Cina. Io torno sullo Huangpu per vedere Pudong, il Bung e Nanjing Road by night: credo che le foto non abbiano bisogno di commento. Il World Financial Center è così alto che le nuvole ne avvolgono la cima!
Se di giorno l'attività principale da queste parti è quella di scrollarsi di dosso i venditori ambulanti, di notte l'impresa è quella di non farsi agganciare dalle prostitute. Su Nanjing Road, l'approccio è molto diretto: ti prendono per mano, tutte sorridenti, davvero molto carine nei loro vestitini svolazzanti. Sul Bund la tecnica è davvero sofisticata e ci sono cascato come un pero per ben tre volte: due ragazze, un po' racchie, mi chiedono gentilmente se posso scattare loro una foto con Pudong sullo sfondo. Dopo aver lodato le mie doti di fotografo, intavolano una piacevole conversazione, in perfetto inglese, su Shanghai, sull'Italia e sulle sue bellezze e, probabilmente per l'empatia che si si crea tra turisti, finiamo per stare a parlare per una decina di minuti. Alla fine mi chiedono se conosco la zona a nord del Bund e mi invitano ad unirmi a loro per bere qualcosa. Declino l'offerta e dentro di me penso: però, che gentili! Dopo 5 minuti si ripete la stessa identica scena con le stesse identiche domande: comincio ad insospettirmi. Pochi minuti dopo, idem con patate, però questa volta la coppia è formata da una signora sulla quarantina e da una bambina di non più di 10 anni che lei definisce my friend. Quando mi rivolge la stessa domanda delle altre due coppie (where are you from?), ho la tentazione di lanciarle la macchina fotografica che mi ha appena messo in mano giù per la testa. Tristezza, enorme tristezza. La Cina è anche questo... e non solo la Cina, purtroppo!
Per riassumere, avvertenze per chi viaggia in treno in Cina: arrivare alla stazione almeno un'ora prima, comprare il biglietto possibilmente il giorno prima, non dimenticarsi il passaporto, armarsi di tanta pazienza!
Alla stazione di Shanghai, ci separiamo. Alberta torna in hotel a docciarsi per uscire ancora a cena con Pan che domani lascia la Cina. Io torno sullo Huangpu per vedere Pudong, il Bung e Nanjing Road by night: credo che le foto non abbiano bisogno di commento. Il World Financial Center è così alto che le nuvole ne avvolgono la cima!
Se di giorno l'attività principale da queste parti è quella di scrollarsi di dosso i venditori ambulanti, di notte l'impresa è quella di non farsi agganciare dalle prostitute. Su Nanjing Road, l'approccio è molto diretto: ti prendono per mano, tutte sorridenti, davvero molto carine nei loro vestitini svolazzanti. Sul Bund la tecnica è davvero sofisticata e ci sono cascato come un pero per ben tre volte: due ragazze, un po' racchie, mi chiedono gentilmente se posso scattare loro una foto con Pudong sullo sfondo. Dopo aver lodato le mie doti di fotografo, intavolano una piacevole conversazione, in perfetto inglese, su Shanghai, sull'Italia e sulle sue bellezze e, probabilmente per l'empatia che si si crea tra turisti, finiamo per stare a parlare per una decina di minuti. Alla fine mi chiedono se conosco la zona a nord del Bund e mi invitano ad unirmi a loro per bere qualcosa. Declino l'offerta e dentro di me penso: però, che gentili! Dopo 5 minuti si ripete la stessa identica scena con le stesse identiche domande: comincio ad insospettirmi. Pochi minuti dopo, idem con patate, però questa volta la coppia è formata da una signora sulla quarantina e da una bambina di non più di 10 anni che lei definisce my friend. Quando mi rivolge la stessa domanda delle altre due coppie (where are you from?), ho la tentazione di lanciarle la macchina fotografica che mi ha appena messo in mano giù per la testa. Tristezza, enorme tristezza. La Cina è anche questo... e non solo la Cina, purtroppo!
















