giovedì 7 aprile 2011

Il programma originale odierno prevedeva di fare un salto a Sitges, visto che da lì in mezz'ora con il Monbus si arriva direttamente all'aeroporto El Prat. Visto però che mi mancano un paio di cose che vorrei vedere, decido di restare in città. Check out all'ultimo minuto, lascio i bagagli in hotel e raggiungo Parc Güell. Consiglio: se decidete di andarci non prendete la metro, in quanto la stazione più vicina è a un chilometro da fare in salita anche se con molte scale mobili; molto meglio prendere il bus 24 che, da Plaça Catalunya o lungo Passeig de Gràcia, porta direttamente  all'ingresso laterale del parco. Parc Güell è l'ennesima opera incompiuta di Antonio Gaudì. Il progetto originale prevedeva la costruzione di una città-giardino sulla collina di El Carmel (Il Cammello) che si integrasse completamente nella Natura, riproducendola in parte, e che rompesse con gli schemi tradizionali ortogonali dei quartieri. Dei 60 edifici previsti, alla fine ne sono stati realizzati solo due. Dall'ingresso principale, una scalinata a due rampe, al centro dalle quali fa bella mostra di sé la salamandra simbolo del parco, porta alla Sala delle 100 colonne, anche se sono solo 85.


La Sala delle 100 colonne, che in realtà è un ipostilo cioè uno spazio chiuso le cui colonne sostengono il tetto, è in stile squisitamente neoclassico cosa che mi stupisce non poco considerando la follia di Gaudì. Il soffitto è ricoperto da un mosaico di pezzi irregolari di ceramica bianca, dal quale sporgono coloratissimi dischi anch'essi rivestiti di ceramica colorata e vetro: si può dire che Antonio Gaudì sia stato il primo artista riciclatore della storia!


Il soffitto della sala fa da basamento dall'arena sovrastante, interamente circondato da una sinuosa panchina, ricoperta da decorazioni in maiolica decorata, le cui anse creano illusorie aree riservate.


Proseguendo all'interno del parco, si incontra una casetta, dove Guadì abitò prima di trasferirsi in una baracca all'interno del cantiere della Sagrada Familia, ora trasformata in museo che contiene opere dell'artista.


Salendo la collina, si arriva ad uno strano porticato con le colonne che richiamano la forma degli alberi e il soffitto con stalattiti: un esempio tipico di come il modernismo cercava di integrarsi della Natura, riproducendola e reinterpretandola. Attorno, tanto verde, con agavi, glicini e alberi in fiore.


E' arrivata l'ora di raggiungere l'ultima tappa di questo mio soggiorno a Barcellona, dalla parte opposta della città: il Parc de la Ciutadella. Grazie all'efficientissima rete di trasporti pubblici della città, arrivo in poco più di mezz'ora. All'entrata ovest del parco, si trova il Gay and Lesbian Monument, inaugurato solo 3 settimane fa dopo un sacco di polemiche: la collocazione originale doveva essere nei pressi della Sagrada Familia ma evidentemente il clero, ormai fortunatamente non più potente in Spagna, ha lanciato strali. E' un semplice triangolo nero, bordato in fucsia, con su scritto in catalano "In memoria dei gay, delle lesbiche e delle persone transessuali che hanno subito persecuzioni e repressioni nel corso della storia. Barcelona 2011": un'altra testimonianza, se serviva, della civiltà di questa città.


Nel lato sud del parco, si trova lo zoo cittadino. All'uscita nord, un lungo viale porta al bellissimo Arc de Triomf, costruito per l'Esposizione del 1888, in mattoni di terracotta, diverso dai soliti archi trionfali in pietra o in marmo.


Nel parco ci sono grandi aree verdi per riposarsi distesi sull'erba, c'è pure un laghetto dove si può prendere una barchetta. E' pieno di pappagallini verdi. Il monumento principale è la Cascada, una bellissima fontana all'italiana, al cui progetto ha contribuito anche il giovane Gaudì, purtroppo chiusa per lavori.


Il mio viaggio è terminato: corro all'hotel a ritirare i bagagli e da Plaça Catalunya, con l'Aerobus, a El Prat. L'aeroporto è nel caos: a causa di non meglio precisate condizioni meteo avverse (ci sono solo occasionali forti raffiche di vento), tutti i voli subiscono forti ritardi anche di oltre due ore.


Il mio volo, inspiegabilmente, parte in perfetto orario. Mi godo anche i colori di un magnifico tramonto sulla Costa Dorada. L'aereo arriva a destinazione con 10 minuti di anticipo. Le considerazioni finali nel prossimo post. Adios.