martedì 30 settembre 2008

Comperati i biglietti aerei: NEW YORK dal 15 al 21 ottobre con Swiss. E' tutta la vita che sogno gli USA e NYC in particolare. Bombardati come siamo, a livello mediatico, dalla Big Apple, finalmente "sbarcherò" in terra americana e mi farò un'idea personale: sarà una delusione o un amore incondizionato? Per fortuna c'è Flavio, il mio travelmate, che sta provvedendo a programmare il tutto: io non ci sono proprio con la testa...

mercoledì 15 ottobre 2008

FINALMENTE! Sono passati neanche due mesi dal "disastroso" viaggio in Irlanda e sono di nuovo all'aeroporto pieno di entusiasmo per la meta che sogno da una vita. Il volo, via Zurigo (a proposito, perché in questi modernissimi aeroporti non mettono delle "camere a gas" per noi poveri fumatori?!), non sarà lunghissimo ma temo abbastanza le 6 ore di differenza di fuso orario: a me basta un'ora di differenza per farmi sballare tutti i ritmi circadiani... in Thailandia, nonostante la stanchezza, non sono riuscito a dormire per 36 ore! Mi aspetto tantissimo da questo viaggio: in generale non amo particolarmente visitare la grandi città (preferisco di gran lunga gli itinerari che mi portano in località dove la natura e le sue bellezze la fanno da padrone) ma New York è sempre New York! Sarà un viaggio tipicamente "turistico" con itinerari che comprendono le tipiche mete da tour operator... vivrò la città durante una prossima visita.

mercoledì 15 ottobre 2008

L'aereo atterra puntuale alle 15:45 al JFK e, dopo le formalità dell'immigrazione (non tanto formali visto l'"interrogatorio" e la presa delle impronte digitali... l'11 settembre docet), prendiamo l'Air Train e la Metro e in poche decine di minuti siamo in hotel al Queens. L'albergo è economico ma confortevole: wifi in camera, colazione, camera pulita e comoda. Unico neo, il casino infernale che proviene dalla strada: pur essendo al sesto piano, il traffico all'esterno è assordante... e la metropolitana, che passa sopraelevata a 10 metri di distanza, non aiuta. Speriamo che di notte la situazione si calmi. Ormai è già buio ma non possiamo rassegnarci alla stanchezza e metterci subito a nanna. Prendiamo la metro e, in un quarto d'ora, arriviamo a Time Square.



Uscendo dalla scaletta della metro, mi sento come un bambino di fronte al paese dei balocchi, ho la bocca spalancata e cammino guardando sempre in alto. Sono frastornato dalla miriade di luci colorate che, in continuo movimento, fanno cambiare la scena che ho davanti ad ogni momento. Le enormi insegne pubblicitarie digitati e i neon colorati la rendono un posto davvero surreale. E' il simbolo del consumismo più sfrenato. Non credo che di giorno faccia lo stesso effetto ma questo avrò modo di verificarlo. Ormai è diventata il luogo dei teatri dopo la "pulizia" fatta da Giuliani negli anni '90.  E' incredibile vedere le lunghe (davvero luuuuuuunghe!) file ordinate di persone che cercano di accaparrarsi i biglietti scontati per gli spettacoli di Broadway che, ogni sera, i teatri metto a disposizione. E fa un po' strano vedere tutto questo ordine, che mi richiama alla mente qualcosa di orientale, nella città più caotica del mondo.

E di giorno, infatti, ha un fascino tutto diverso ma è sempre affascinante! 



giovedì 16 ottobre 2008

La sveglia è precoce: il casino per strada è stato continuo per tutta la notte e, come non bastasse, si sono aggiunte sirene di autoambulanze e polizia. La colazione è davvero scarsa e plasticosa: poco male dato che ogni 100 metri c'è un locale o uno Starbucks pronto a rimpinzarci. Visto che la giornata è soleggiata, tiepida e c'è solo una leggerissima foschia, decidiamo di visitare subito la Statua della Libertà casomai dovesse piovere nei prossimi giorni. Raggiungiamo Battery Park per prendere il ferry: peccato per la nebbiolina che impedisce di vedere la skyline di Manhattan da sud. Liberty Island è praticamente deserta e la statua è davvero maestosa. 
Quest'opera, di progettazione e realizzazione europea, dal 1886 dà il benvenuto ai migranti che dal Vecchio Continente arrivavano qui in cerca di una vita migliore. Per noi è solo un'attrazione turistica ma per chi arrivava da lontano, dopo un viaggio massacrante, in condizioni precarie, con le tasche e la pancia vuote e le poche cose personali in una valigia di cartone, era davvero un simbolo di speranza. E' bella vista dal vero con la sua patina di ossido verde, ha un'aria possente e fiera: e bravo, monsieur Bartholdi (ok, anche Eiffel ci ha messo la zampino)! L'atmosfera è rilassata, complice anche l'isola deserta, e ne approfitto per fare delle riflessioni su ciò che ho lasciato a casa: sono solo poche ore che sono lontano dall'Italia e mi sento decisamente più sereno, più lucido e in grado di prendere decisioni importanti.



Il traghetto ci porta ad Ellis Island, la vera frontiera per gli immigrati che intendevano entrare negli Stati Uniti.


 
E' un museo della memoria e molti dei visitatori presenti, con gli occhi lucidi, hanno l'aria di essere parenti di persone che sono passate di qui prima di ottenere il tanto sospirato visto d'ingresso. E' commovente vedere ammassati bauli, cesti, valigie appartenuti chissà a chi. Le foto appese sono emblematiche.


Nel grande salone centrale venivano riuniti tutti i nuovi arrivati.



Qui si svolgeva una prima sommaria visita medica che serviva per selezionare chi poteva passare alla fase successiva e chi invece doveva essere sottoposto da ulteriori accertamenti. La seconda fase consisteva nella registrazione dei dati anagrafici (e talvolta all'attribuzione di un nuovo nome) e successivo trasferimento a Manhattan. I non idonei (vecchi, malati mentali o contagiosi, ciechi...) venivano reimbarcati sulla nave con la quale erano arrivati e riportati al porto di partenza. C'è un efficace plastico che, con dei cilindri colorati, mostra la percentuale per nazione dei migranti.
12 milioni di persone sono passate da qui, 3 milioni di italiani!
Per noi, nati fortunati, è difficile pensare a tutte queste traversie per cercare di sopravvivere... e ancora oggi, in decine di stati nel mondo, migliaia di persone intraprendono questi "viaggi della speranza" per sfuggire ad un destino crudele in cerca di un improbabile futuro migliore.



E cosa c'è di meglio che vedere New York da un punto di vista privilegiato? Allora su,  in cima all'Observatory dell' Empire State Building. Speravo di riuscire ad arrivare in tempo per gustarmi il tramonto sulla Grande Mela ma un contrattempo (non mio!) me l'ha impedito. Manhattan ha un fascino davvero particolare: non credo che esista al mondo un luogo con una simile densità abitativa. La vista dall'alto toglie il fiato. Dal 86° piano (320 metri di altezza) tutto sembra così diverso, le prospettive cambiano completamente. Il buio dà, ancora una volta, una suggestione particolare. Manhattan sembra un enorme distesa sulla quale sono cresciuti enormi funghi luminescenti. Le auto, giù in strada, sono solo piccoli puntini luminosi. E' strano come, da quassù, sembri impossibile poter camminare per la strada senza sentire un senso di claustrofobia. Eppure, quando si passeggia per le Streets e Avenues, non si percepisce il senso di oppressione che questi bestioni potrebbero incutere. Giù sembra tutto largo, con le ampie vie, le piazze e piazzette e i giardinetti.





Ah, i grattacieli di New York! Che sfida, architettonica e ingegneristica! Se penso che questa corsa per raggiungere il cielo è iniziata alla fine dell'800 (ok, prima c'era stata la Torre di Babele!), mi vengono i brividi. E questo colosso, costruito nel 1930, è stato, per più di 40 anni, l'edificio più alto del mondo. Per 70 anni New York ha detenuto il primato mondiale dell'edificio più alto. Fin da piccolo, sono sempre stato affascinato (e terrorizzato) dalle foto "Lunch Atop a Skyscraper" e "Asleep on a Girder" scattate da Charles C. Ebbets nel 1932 durante la costruzione del Rockefeller Center.



Evidentemente le norme sulla sicurezza sul lavoro non erano così ferree negli anni trenta! Manovali che mangiano e dormono tranquilli su una trave ad un'altezza corrispondente al 69° piano! Roba da matti!!! Eppure, per esempio, nella costruzione del Chrysler non c'è stato nessun morto...

Con l'invenzione del calcestruzzo armato prima e l'utilizzo dell'acciaio e del vetro poi, progettare e costruire palazzi sempre più alti è diventata una sfida, anche a colpi di stratagemmi e trucchetti. Curiosa è la storia della gara tra il Chrysler Building e il 40 Wall Street: a quest'ultimo, il progettista aggiunse improvvisamente due piani e lo fece diventare, a tutti gli effetti, l'edificio più alto del mondo, non sapendo che il Chrysler aveva già avuto l'autorizzazione per montare una cupola d'acciaio dell'altezza di 38 metri che venne posizionata in poche ore e gli rubò il primato. Come dire: re per una notte! Primato che il Chrysler mantenne solo per un anno, superato dall'irraggiungibile, per quei tempi, Empire State Building.

Sono molti i grattacieli che mi piacciono a NY: l'Empire State Buiding, per la sua storia, il simbolo che rappresenta, la sua fama (chi non ricorda King Kong che si arrampica fino in cima per proteggere e salvare la sua bella?), le sue luci che, ogni notte, lo illuminano con un colore diverso; il Chrysler Building, con la sua magnifica guglia d'acciaio in stile art deco; le Twin Towers, che pur essendo due semplici parallelepipedi, definivano in modo inequivocabile la skyline di NYC. Ma quello che amo in modo particolare è il Woolworth Building sulla Broadway per il suo stile neogotico, fatto di guglie, torrette, ricami sui balconi che tanto ricordano le cattedrali europee e che tanto lo differenziano dagli altri grattacieli.





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