lunedì 20 ottobre 2008

Oggi è il penultimo giorno: ci sarebbero ancora milioni di cose da visitare ma ormai ho visto quello che mi ero prefissato per questa prima visita a New York (di certo non l'ultima!). Gironzolando per le strade di Manhattan, ogni angolo, ogni via, ogni palazzo meriterebbe un post o almeno un commento. Potrei spendere decine di righe per parlare dell'enorme (e complicatissima) metropolitana, dei tanti musei, dei parchi minori. Ci sono decine di città nella Città. Una di queste è il Rockefeller Center, enorme complesso commerciale privato costituito da 19 palazzi, in stile art-deco, quasi interamente occupati da uffici. 




Al piano terra e nei gallerie sotterranee vi sono ristoranti, negozi, studi televisivi. I palazzi prendono il nome di vari Stati: c'è la Maison Française, il British Empire e il Palazzo Italia, ognuno dei quali, all'ingresso, ha una decorazione a tema. Palazzo Italia ha due opere di Giacomo Manzù. Di fronte all'International Building sulla Fifth Avenue, c'è una bellissima statua in bronzo che rappresenta Athlas che regge, per punizione, il mondo sulle sue spalle: la trovo bellissima, mi piacciano queste sculture anni '30 così stilizzate.




Il centro di questo complesso è occupato dalla Lower Plaza, attorno alla quale sventolano le bandiere di tutte le nazioni dell'Onu. Stanno già lisciando la pista di pattinaggio sul ghiaccio che accoglierà, per tutto l'inverno, i newyorkesi che vorranno avventurarsi, sotto gli occhi vigili di una statua in bronzo dorato raffigurante Poseidone.




La giornata è bellissima, soleggiata e molto limpida: decidiamo di salire al Top of the Rock, una terrazza panoramica al 70° piano del GE Building (ex RCA). La vista non ha niente da invidiare a quella dall'Observatory dell' Empire State Building. Di giorno, dall'alto, New York è sorprendente perché si riescono a vedere e riconoscere posti che in realtà sono molto lontani. Sul lato nord, la fa da padrone il mio amato Central Park, oltre il quale, dopo Harlem e il Bronx, si capisce che questa enorme città ha un limite e si intravvede il verde della campagna. Questa è un'altra caratteristica degli Stati Uniti: enormi concentrazioni abitative in mezzo al nulla.




Il lato sud è ancora più bello: il primo piano troneggia, nella sua maestosità, l'Empire State Building. In lontananza si riesce a vedere la Statua della Libertà, Staten Island e il Ponte di Verrazzano da dove parte la maratona di NY  che arriva fino a Central Park (come faranno!?). Che meraviglia!!!




Uscendo dal Rockefeller Center sulla Fifth Avenue, toh, cosa ci fa una cattedrale medievale in mezzo ai grattacieli di Manhattan?



E' la Saint Patrick's Cathedral, chiesa cattolica in perfetto stile neogotico costruita nella seconda metà dell''800: il contrasto che i grattacieli che la circondano è evidente. All'interno è tipicamente a tre navate, con volte a vela, rosoni intarsiati e vetrate policrome.






A pochi passi di distanza c'è il Radio City Music Hall, storico teatro anch'esso in stile art-deco, che ha una capienza di ben 6000 posti!




Il resto della giornata, come d'altronde molti altri pomeriggi precedenti, è dedicato allo shopping o almeno a curiosare per i negozi del "centro". Inutile dire che a NY non esiste articolo che non possa essere trovato. C'è di tutto: dal piccolo negozietto di nicchia per collezionisti, all'immenso megastore di migliaia di mq dove tutto è ordinatamente esposto e catalogato, dal supermercato dove tutto è "super", alla gastronomia a buffet con decine di banconi pieni di prelibatezze di tutte le cucine etniche del mondo. Alcune librerie sono "infinite", così come certi store di dvd.
Fifth Avenue è il regno delle griffe: i migliori brand internazionali non possono non avere una prestigiosa sede qui e il "made in Italy" è di sicuro ottimamente rappresentato. Trovo quasi commovente vedere l'ingresso di Tiffany, praticamente immutato dal 1961 quando una meravigliosa Audrey Hepburn sognava elegantemente guardandoci dentro.




Due negozi mi hanno particolarmente colpito.
Il primo è Abercrombie & Fitch: entrarci è un'esperienza, se non proprio mistica, per lo meno unica. Già la facciata è insolita: le molte vetrine sono completamente oscurate da listoni in legno (capirò solo dopo essere entrato il perchè). All'ingresso si alternano dei manzi palestrati in jeans e a petto nudo, immagino in tutte le stagioni dell'anno, che si prestano volentieri a farsi fotografare con le tante "bimbe" eccitate da tanto bendidio.




L'interno è ancora più bizzarro: l'ambiente è quasi completamente buio, cosa piuttosto strana per un negozio di abbigliamento. Le uniche luci sono rappresentate da spot che illuminano i ripiani degli scaffali. Il negozio si sviluppa su tre piani e la ressa è impressionante. La musica è a palla, con playlist degli anni ottanta completamente remixate. Sembra di essere dentro una discoteca. Le commesse e i commessi, che praticamente sono lì solo per dirigere il traffico e per piegare le t-shirt, sono di una bellezza straordinaria (chissà che casting per l'assunzione!). Insomma, andateci!


Il secondo è l'Apple Store, sempre sulla Fifth Avenue: un semplice cubo, costituito da pannelli di vetro e borchie di acciaio, all'interno del quale fluttua la Mela Morsicata. Tutto qui: semplicemente geniale! Così "invisibile" e, al tempo stesso, tanto "evidente"! E pensare che Peter Bohlin, l'architetto che l'ha progettato, non sa nemmeno accendere un computer e disegna ancora su carta: quando si dice "gli scherzi del destino"!




Il vero negozio sta al di sotto del piano stradale e vi si accede attraverso un ascensore o una scala anch'essa in vetro e acciaio: è praticamente una unica grande stanza dove, sopra enormi tavoli, tutti i prodotti sono a disposizione dei compratori o dei curiosi che possono maneggiarli come e quanto vogliono.

martedì 21 ottobre 2008

E siamo arrivati alla fine di questa meravigliosa settimana. L'ultimo giorno, in genere, è un giorno perso: fare i bagagli, check out all'hotel, raggiungere l'aeroporto con ore di anticipo... l'aereo però questa volta è alle 20:45 e perciò paghiamo di corsa il conto e sbattiamo le valige nella luggage room che in realtà è quella che loro chiamano "palestra", una stanzetta 3x2 con un tapis roulant. Il sole splende sempre anche se, in questi ultimi due giorni, le temperature mattutine si sono un po' abbassate. Prendo la metro e, per l'ultima volta, approdo a Time Square. Passo un paio di ore a gironzolare per le strade che ormai conosco a menadito, cercando di fissare nella memoria immagini, suoni, odori. In genere il ritorno a casa è una cosa che vivo bene nei miei viaggi, ritornare alle mie abitudini mi dà un senso di sicurezza. Ma questa volta è diverso: cosa troverò? Esattamente ciò da cui sono scappato? Mestamente mi avvio verso il JFK. L'aereo parte con un po' di ritardo e, di notte, dall'alto, New York sembra salutarmi con il suo volto più bello, "le mille luci di New York". Goodbye and see you soon!


CONCLUSIONI
WOW WOW WOW! Era il viaggio che sognavo da quando ero adolescente e, per una serie di coincidenze, cominciavo a pensare che mi sarebbe stato precluso per sempre. Il fatto di essere riuscito a farlo, senza il minimo di organizzazione e programmazione (grazie Flavio!), me l'ha fatto vivere un po' come un sogno. Tutti noi cresciamo con il "mito americano" (anche se poi, crescendo, ci rendiamo conto l'America non è esattamente in America) e New York ne è il simbolo. Inoltre, inconsciamente, conosciamo tutti questa città, vista, rivista e stravista in centinaia di film, telefilm e servizi vari. E' inevitabile quindi che un senso di déjà vu mi abbia accompagnato per tutti questi giorni. Ma vuoi mettere cosa vuol dire esserci? E' stata una settimana di emozioni, nessuna città finora è riuscita a trasmettermi simili sensazioni: stupore, commozione, divertimento, interesse. Per forma mentis la cosa che mi ha affascinato maggiormente è stato l'aspetto architettonico. La cosa che invece mi è mancata di più, ma non poteva essere diversamente, è stata la mancanza di "storia": in Europa, e in Italia in particolare, ogni città, ogni paese ti fa respirare la sua storia millenaria che ha contribuito a costruire la cultura mondiale. Mi aspettavo tantissimo e le mie aspettative sono state ampiamente superate. Mi piacerebbe, un giorno, riuscire a vivere questa città non come turista: fare le spesa quotidiana, andare al cinema o a teatro, visitare qualche museo con calma... dicono che i sogni possono diventare realtà. Il mio motto deve diventare:
"Don't dream your life, live your dreams!"





mercoledì 22 ottobre 2008


martedì 19 agosto 2008

Italia

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Viaggio

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Un vero viaggio di scoperta non è scoprire nuovi luoghi ma avere nuovi occhi. Sicuramente ottimi occhi sono quelli del cuore!
(Marcel Proust)

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