domenica 21 agosto 2011

Oggi è il turno del

PALAZZO D'ESTATE

che si trova a oltre 20 chilometri dal centro della città a nord-ovest. Decidiamo di entrare dal lato nord. Ci vogliono 3 linee della metro e circa un'ora di tempo per arrivare alla stazione di Beingomen. La metropolitana di Beijing si conferma, ogni giorno di più, il mezzo più comodo per girare la città ed è anche estremamente economica: il biglietto, per qualsiasi tratta, costa sempre e solo 2 yuan, circa 20 cent/euro. Fuori dalla stazione, fino all'ingresso del palazzo, è un susseguirsi continuo di ambulanti che cucinano qualcosa, vendono bibite o souvenir... ma ormai Alberta mi ha insegnato le due paroline magiche: visto che ripetere in continuazione no, thank you non sortisce alcun effetto sulla loro insistenza davvero fastidiosa, mi suggerisce di dire bu yao che, in cinese, significa 'no' nel senso di 'non voglio'. Oh, funziona! Si stoppano immediatamente. Qualcuno addirittura si diverte nel vedere che cerco disperatamente le due parole nella mia mente prima di pronunciarle e, dopo aver sorriso, si complimenta con Alberta dicendole: gli hai insegnato bene! Cosa volete, sono qui da meno di 48 ore e ho imparato le 6/7 parole di cortesia che si dovrebbero conoscere ma per me si assomigliano ancora tutte! Devo migliorare le mie associazioni mnemoniche.

Il Palazzo d'Estate ha ospitato dal 1750 la corte imperiale durante i torridi mesi estivi andando ad affiancare l'Antico Palazzo d'Estate che si trova in un'altra zona della città. E' stato più volte distrutto durante da attacchi delle forze alleate e sempre ricostruito. Sorge sulle rive del lago artificiale Kunming ed è dominato dalla Collina della Longevità. Tutta la struttura è stata costruita riproducendo palazzi di altre zone della Cina; lo stesso Lago Kunming è stato creato da uno stagno preesistente per ricreare il lago di Hangzhou.

Appena entrati troviamo Suzhou Street, uno stretto percorso ad anello attorno ad un laghetto pieno di fiori di loto e ninfee che dovrebbe riprodurre le bellezze di Suzhou: ponti, barchette, piccoli negozi e ristoranti.


Il difficile deve ancora arrivare: comincia l'arrampicata sulla Collina della Longevità. E' una salita praticamente verticale su gradoni irregolari in roccia. Io arranco e ogni tot metri devo fermarmi per riprendere fiato. Sono completamente bagnato di sudore, come se fossi appena uscito dalla doccia: tutto quello che bevo, dopo pochi minuti è già uscito dalla pelle; la mia diuresi in questi giorni è praticamente uguale a zero. La cosa incredibile è che ci sono ragazze e signore con tacchi a spillo vertiginosi o zeppe altissime, magari fasciate in attillate minigonne, che si arrampicano come stambecchi su queste rocce: comincio a pensare che non siano scarpe ma prolungamenti innaturali dei loro piedi, sono esseri alieni! I turisti asiatici, soprattutto i bambini, ci guardano con stupore e nei loro occhi si legge una voglia incredibile di interagire con noi. Alberta è come la scimmietta del circo, tutti la vogliono per fare foto ricordo con un'occidentale: foto di gruppo, con i bambini, con la nonna... per poi rimanere a bocca aperta quando la sentono parlare in cinese... io mi diverto un sacco a vedere queste scene.

Durante la salita, incontriamo varie pagode e palazzi dai nomi eterei (Palazzo delle Nuvole Ordinate, Padiglione delle Nuvole Preziose) e il Tempio del Mare della Saggezza con le facciate completamente ricoperte di piccoli buddha in ceramica gialla dentro nicchie verdi.


Al culmine della collina, alta circa 60 metri, vi è la meravigliosa Pagoda della Fragranza Buddhista ottagonale dalla quale si domina il lago sottostante.


Dalla Pagoda si scende verso il lago grazie a ripide scale e corridoi decisamente più comodi rispetto alla salita dall'altro lato.


Ai piedi della Collina della Longevità, lungo il margine settentrionale del lago, vi è il Changlang o Lungo Corridoio, una galleria lignea lunga oltre 700 metri decorata da 14.000 pitture che rappresentano paesaggi di Hangzhou, scene di vita quotidiana, episodi storici e storie tratte da opere della letteratura cinese: non ci sono due disegni uguali.

Alla fine del Changlang, costeggiamo il lago dove i pechinesi vengono a rinfrescarsi o a farsi un giretto in pattìno durante le calde giornate estive.


Risaliamo in metropolitana e raggiungiamo la stazione di Gulou Dajie. Fuori dalla stazione un monumento mostra due bambini in bronzo mentre giocano ad arrampicarsi su un blocco di mattoni.


Avete notato qualcosa di insolito nella statua del bambino? Ebbene sì, il bimbo non ha i pantaloncini scuciti ma è l'abbigliamento che i pargoli indossano fino all'età di 2/3 anni. Ne ho visti a decine durante questi due giorni ma non ho mai osato fotografarli. E' un modo molto pratico per gestire le esigenze fisiologiche dei piccoli senza ricorrere all'uso dei pannolini. Quando 'scappa' allargano semplicemente le gambine e fanno quello che devono fare, per strada, al ristorante, in metropolitana, ovunque... e resta tutto lì, i genitori non si preoccupano minimamente lo raccogliere il misfatto. Qualche papà alza il figlio e lo tiene sollevato sopra un bidone della spazzatura. Pratico, no? E noi siamo ancora lì con la paletta per i bisognini del cane...

Ci siamo fermati qui per cercare di vedere qualche hutong, i tipici vicoli con le case a corte dove abitano i veri pechinesi. Siamo nella zona della Torre del Tamburo che ci guardiamo bene dallo scalare dopo la faticata di stamattina. Gli hutong stanno ormai scomparendo, vittime della politica urbanistica che cerca nuovi spazi per costruire moderni edifici e strade. Qualche hutong è stato preservato per mantenere questo aspetto storico e culturale cinese ma è diventato a sua volta un baraccone turistico pieno di negozietti e risciò. Per evitare questi, ci infiliamo a caso nelle viuzze laterali, gironzolando senza meta. Alberta sta morendo dalla fame e si fionda nella prima bettola che trova per mangiarsi un piatto di noodles che servono quasi sempre immersi in una brodaglia piena di glutammato in formato terrina.


Le case a corte che intravediamo sono rigorosamente costruite secondo i dettami del feng shui: i vicoli si sviluppano nel verso est-ovest in modo che l'ingresso al cortile sia sempre rivolto a sud. Sono piuttosto tristi, tutte fatte di mattoni tinti di grigio. Dai portali, si vedono i cortili con la biancheria stesa e un casino di materiali di recupero. Le porte delle case hanno in genere una tenda e una treccia di aglio sopra l'uscio. Le uniche note di colore sono date dalle gabbiette con gli usignoli che cinguettano o con i grilli che friniscono.



Per la strada due uomini giocano a uno strano gioco che Alberta riesce a farsi spiegare. Si tratta dello xiangqi molto simile ai nostri scacchi almeno nei pezzi e nelle regole: muovendo sulla scacchiera i vari elefanti, cannoni, cavalli, pedoni bisogna dare scacco matto all'imperatore avversario.


Torniamo di corsa in hotel per fare la doccia. Stasera ci aspetta una cena molto speciale: anatra laccata alla pechinese, non si può lasciare Pechino senza assaggiare la sua specialità culinaria. Il giorno prima di partire, in Italia, mi ero trascritto l'indirizzo di un paio di ristoranti consigliati in rete. Uno di questi, il Quan Ju De, guarda il caso, era stato argomento di lezione per Alberta all'università ed era citato nel libro di testo di lettorato. Chiediamo al concierge di prenotarci un tavolo ma purtroppo non accettano prenotazioni. Il ristorante si trova in una laterale di Wangfujing e fa parte di una catena famosa in tutta la Cina. Ci avviamo con la sensazione che potrebbe essere difficile riuscire a trovare un tavolo la domenica sera.


Il ristorante è enorme e si sviluppa su 4 piani. Può ospitare fino a 800 coperti. All'ingresso veniamo invitati a salire con l'ascensore al terzo piano da una hostess microfonata in abito tradizionale cinese rosso lungo con spacchi laterali ascellari. Al piano ci viene consegnato un biglietto con il numero 63 e veniamo invitati a ritornare dopo mezz'ora. Stanno chiamando il numero 20 ma se il possessore del biglietto non si presenta entro 2 secondi 2 viene segato e perde il giro. Quando arriva il nostro turno, ci fanno sedere in una saletta laterale molto tranquilla: ordiniamo un'anatra intera in due e dobbiamo aspettare 45 minuti sorseggiando del tè verde bollente. La povera anatra arriva accompagnata da un cameriere che sembra un chirurgo con tanto di mascherina e guanti che ce l'affetta al tavolo.


Dell'intera anatra restano due piattini di carne affettata che vendono serviti con del fondo bruno e dei cipollotti tagliati alla julienne a parte, la pelle croccante del collo che deve essere immersa in un piattino di zucchero semolato prima di essere mangiata e delle specie di crepes cotte al vapore. Chiediamo alla cameriera se cortesemente ci insegna come si deve preparare per mangiarla: in pratica, bisogna stendere una crepe e, dopo avere messo due o tre fettine di carne bagnate con il fondo di cottura e i cipollotti, la si deve avvolgere a mo' di involtino primavera. Io, nonostante sia abbastanza pratico nell'uso dei chopstick, non ce la faccio proprio a fare tutte queste manovre forse perché questi bastoncini sono laccati lucidi e mi scivolano da tutte le parti. Alberta invece è un'artista.


L'anatra è decisamente squisita. Solo un consiglio: ordinatene mezza in due perché, con tutte le manovre per la preparazione del boccone, le ultime fette diventano fredde ed è un vero peccato lasciarla lì.  Costo totale della cena: 339 yuan, circa 38 euro, un'enormità per un cinese!

Domani è la giornata clou per qualunque turista venga a Pechino: andiamo a scalare la Grande Muraglia a Mutianyu per i cavoli nostri con i mezzi pubblici, niente tour organizzato. Per fortuna Alberta a deciso di accompagnarmi. Sveglia alle 6 e 2 ore di bus. Spero di ritornare vivo e con quel poco di ginocchia che mi restano ancora intatte. Buonanotte.

lunedì 22 agosto 2011

E' arrivato il grande giorno: oggi andiamo a scalare la Grande Muraglia. Alberta, come dicevo nel post precedente, ha deciso di accompagnarmi e questa cosa mi rassicura molto. Avrei cercato in ogni caso di andare da solo con i mezzi pubblici, evitandomi un tour organizzato che mi avrebbe portato a vedere posti che non mi interessano e fabbriche e negozi di giada (la Crociera sul Nilo docet!). Avere a fianco qualcuno che, in caso di difficoltà, riesce a parlare cinese mi rende più tranquillo. Ho deciso di andare a Mutianyu e di evitarmi la ressa che generalmente c'è a Badaling. Mutianyu si trova a circa 70 chilometri da Pechino e ci sono diversi modi per raggiungerla. Il più comodo è il bus 936 che parte dalla stazione di Dongzhimen e porta direttamente al parcheggio della Grande Muraglia. Più facile di così, direte. Sì, peccato che trovare da dove parte il bus 936 sia impresa! Ieri sera, con Alberta ci siamo letti con attenzione alcuni post dettagliati su internet ma nulla si è rivelato esatto. Abbiamo messo la sveglia alle 6 in modo da poter prendere il bus delle 8 anche perché sugli orari dei bus c'era una grande confusione. Alla stazione dei bus di Dongzhimen non c'è nessun autobus 936, bisogna però evitare di cascare nella trappola di chi ti propone di portarti a Mutianyu. Ad uso e consumo di chi vorrà ripetere la nostra esperienza, spiego come raggiungere la fermata del bus 936: uscite dalla stazione della metro di Dongzhimen dal lato est e percorrete, tenendo la sinistra, Dongzhimen Outer Steet verso est per circa 400 metri. Poi girate a sinistra, verso nord, su Dongzhimen Outer Byway e dopo altri 400 metri circa trovate, sulla sinistra, il piazzale da dove parte il bus 936. Facile, no?


Alle 7.50 siamo alla fermata del bus e ci dicono che la partenza è alle 8:30. Alle 9:15 siamo ancora in attesa che arrivi l'autobus e ci imbarcano su un bus che secondo me è stato approntato al momento. Dopo oltre 2 ore e mille fermate arriviamo finalmente al piazzale dove c'è la biglietteria. Le alternative a Mutianyu sono molte: noi decidiamo di salire con il cable car (funivia) fino alla torre 14, di arrivare a piedi fino alla torre 6 e da lì di prendere il toboga per ritornare alla base. Costo totale: 140 yuan a testa, a cui vanno aggiunti i 16+16 del bus. Abbiamo fatto la Grande Muraglia spendendo circa 19 euro a testa, contro i circa 100 che chiedono per i tour organizzati!


Ci sono davvero pochissimi turisti e, a differenza delle altre attrazioni, almeno la metà sono occidentali. La strada per raggiungere la funivia è piena di venditori. Un grande difetto dei cinesi? Sono impiccioni e curiosi e si fanno sempre i fatti tuoi. Un tipo ci fa notare che il biglietto che abbiamo in mano non è per la funivia che porta alla torre 14 ma per la seggiovia che va alla torre 6: non so come abbia fatto a vedere il biglietto a 10 metri di distanza! Ok, in questo caso ci ha fatto un piacere ma, di solito, è piuttosto fastidioso il fatto che che sono sempre lì a scrutarti e, se possono, intervengono per darti un consiglio. Sicuramente lo fanno in buonafede ma è decisamente irritante. Dopo aver mandato Alberta a cambiare il biglietto, inizia la nostra avventura in una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo, la mia seconda dopo il Colosseo. Conto, nel giro di 3 anni, di vedere anche le altre cinque.

La funivia ci porta, in pochi minuti, alla Tower 14 sorvolando un fitto bosco che è possibile attraversare grazie a precorsi di trekking piuttosto impegnativi che portano alla Muraglia. Cominciamo a vedere il profilo merlato di questa fortificazione lunga quasi 9.000 chilometri, secondo le ultime misurazioni, costruita a scopo di difesa dai popoli vicini, i Mongoli in particolare, oltre 2.000 anni fa. C'è un po' di foschia ma, considerando che ero convinto di fare questa escursione con l'ombrello, va più che bene.


Arrivati alla Torre 14 si hanno due alternative. Se si gira a sinistra si può raggiungere la Torre 21, con un percorso che a occhio sembra piuttosto impegnativo, oltre la quale la Muraglia si fa più selvaggia (credo non sia stata restaurata) e pericolosa. Dovrebbe esserci uno sbarramento ma, da quanto ho letto, è facilmente aggirabile. Se si gira a destra si va verso la Torre 6 (o volendo la 1) da dove si può scendere fino al parcheggio con il toboga. Chi volesse avere solo un assaggio della Grande Muraglia può comodamente salire alla Torre 6 con la seggiovia, farsi un giretto nei paraggi, e ridiscendere con calma sempre con la seggiovia. Sono davvero molto organizzati.

Essere sopra la Grande Muraglia è, almeno per me, una grande emozione. Forse è solo una questione di suggestione ma calpestare questo colosso infinito, costruito migliaia di anni fa, fa davvero effetto. Non si può non pensare alla fatica immane che centinaia di migliaia di uomini hanno fatto, durante i secoli, per trasportare i grossi mattoni e i blocchi di pietra necessari per erigere questo lunghissimo drago che sta adagiato sulle creste delle colline a perdita d'occhio. Da qualunque parte la si guardi è spettacolare. L'unica cosa che mi lascia perplesso è che la larghezza non supera i 6 metri, me la immaginavo molto più larga. Questo fatto avvalora la mia convinzione, maturata quando l'ho intravista atterrando a Pechino, che sia impossibile vederla dallo spazio; per lo stesso motivo dovrebbero vedersi anche tutte le autostrade. Se becco chi ha messo in giro questa balla...

Come programmato ci mettiamo in cammino verso la Torre 6: sono più di 2 chilometri, il primo tratto in discesa, l'ultimo in salita. Decidiamo di fare tutto con molta calma, sono le 12:15 e l'importante è essere al piazzale entro le 16 quando parte l'ultimo bus 936, altrimenti ci sono i taxi.


Il percorso si dimostra essere molto, ma molto più facile di quanto temevo: su internet aveva letto commenti allarmanti, assolutamente non veritieri. Se ce la faccio io con le mie ginocchia, può veramente farlo chiunque. L'unica attenzione che bisogna prestare è di guardare sempre dove si mettono i piedi perché gli scalini sono tutti diversi e non si può mantenere un passo regolare: io, in un attimo di disattenzione, ho infilato un piede in una buca su una pietra e mi sono sbucciato una caviglia. C'è davvero poca gente: ho visto foto di Badaling dove i turisti andavano avanti solo a forza di gomitate! Qui, in alcuni tratti, eravamo davvero solo noi due!

Il nastro di pietra è interrotto, a distanze regolari, da fortini e da torri di segnalazione: i primi, con il tetto, servivano da depositi e da ricovero per i soldati; i secondi, con terrazza, venivano usati invece per mandare velocemente messaggi, grazie a segnali di fuoco e di fumo, anche a grande distanza... degli indiani ante litteram, insomma! Il paesaggio attorno è bellissimo: dicono che il periodo migliore per visitare la Muraglia sia l'autunno, quando questi boschi si tingono di giallo e di rosso, ma anche con tutto questo verde è incredibile. E ho visto delle foto scattate d'inverso con la neve da togliere il fiato! Proseguiamo con tranquillità il nostro cammino, fermandoci praticamente ad ogni torre per comprare una bibita: non ho mai bevuto tanto in vita mia come in questi tre giorni in Cina!


In brevissimo tempo arriviamo alla Torre 6: controllando i dati EXIF delle foto ho calcolato che ci abbiamo messo solo 1h10'. Sono le 13:30 e al toboga che una lunga coda: speriamo di riuscire ad arrivare al parcheggio in tempo per prendere il bus delle 14 visto che, non essendoci alle 15, dovremmo aspettare 2 ore inutilmente. Fortunatamente la fila è veloce.


I 3 minuti di discesa sono davvero divertenti. Avrei voluto filmare Alberta che mi precedeva ma non me l'hanno permesso e non mi andava di fare il furbo o l'incosciente. Rubo un video dalla rete per farvi vivere l'esperienza. A noi, per fortuna, non è successo quello che si vede al minuto 2:50 circa.



Alle 13:50 arriviamo al parcheggio e ci mettiamo educatamente in fila ad attendere l'arrivo dell'autobus. Quando il bus arriva una ventina di cinesi si inseriscono lateralmente e salgono prima di noi. Risultato: 2h20' seduti per terra nel corridoio centrale! Un altro grande difetto dei cinesi: non sanno cosa sono le file e si infilano ovunque. In metropolitana sono incredibili: in questi 3 giorni non sono mai riuscito ad accaparrarmi un posto da sedere. Sono dei fulmini: quando si libera un sedile in meno di mezzo secondo qualcuno si è già seduto sopra e, nonostante gli avvisi di lasciare i posti ad anziani e donne incinte, sono per lo i più giovani e i bambini ad occupare i posti. I cinesi sono generalmente molto magri, retaggio forse di secoli di fame e carestie, e questa cosa è un inspiegabile considerando il loro tipo di alimentazione fatta di fritti e dolci. Tempo 10 anni e l'obesità, specie infantile, sarà un problema molto sentito anche qui. Questa improvvisa modernità che è capitata loro tra capo e collo, li a resi pigrissimi. Un esempio su tutti: quando in metropolitana le vie di uscita sono costituite da due rampe di scale e da una scala mobile, state pur certi che le scale da fare a piedi sono deserte mentre c'è l'assembramento ai piedi di quella mobile.

Arrivati a Pechino, ci separiamo: Alberta torna in hotel, io vado a vedermi con calma Piazza Tiananmen. Domattina partiamo per Xi'an ed è l'ultima occasione per vederla. L'accesso alla piazza può avvenire solo attraverso sottopassi altamente presidiati da militari con metal-detector e cani anti-esplosivo. E' il simbolo della Cina, il luogo dove Mao il 1 ottobre 1949 ha proclamato la nascita della Repubblica Popolare Cinese. La piazza non ha niente di interessante sotto il punto di vista architettonico. Il lato nord è delimitato dalla Città Proibita: è quasi il tramonto e c'è molta gente che aspetta il momento dell'ammaina bandiera. Sul lato sud c'è il Mausoleo di Mao piuttosto snobbato: all'interno del recinto una truppa di soldati, in canotta e pantaloncini, si sta allenando. Molto belle sono le due sculture della propaganda comunista poste ai lati. Sul lato est c'è il Museo Nazionale di Storia Cinese, sul lato ovest un palazzo governativo. Al centro della piazza, altamente protetto e inavvicinabile, si trova il Monumento agli Eroi del Popolo. La cosa che mi colpisce di più è il contrasto tra la solennità, rigida e quasi sacra in senso laico, dei monumenti e i due giganteschi ledwall, simbolo di una modernità inarrestabile, che mostrano, in sequenza, immagini e filmati che magnificano la grandezza dalla Cina sotto il punto di vista politico, economico, sportivo, turistico. Un contrasto che, prima o poi, dovrà prendere una direzione chiara e precisa: tradizione e comunismo o modernità, democrazia e capitalismo? La risposta è già scritta ed è scontata.


E questa prima tappa del viaggio è fatta. E' stata facilissima: mi aspettavo che la Cina fai-da-te potesse comportare grosse difficoltà. Invece, forse per il fatto che tre anni fa si è aperta al mondo grazie ai Giochi Olimpici, l'ho trovata estremamente organizzata. Pechino mi ha sorpreso incredibilmente. L'unica cosa che non ho avvertito è quell'atmosfera da estremo oriente che avevo sentito fin da subito in Thailandia ma le conclusioni le trarrò alla fine di questo viaggio. E domani si vola nello Shaanxi, a Xi'an.

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Viaggio

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Un vero viaggio di scoperta non è scoprire nuovi luoghi ma avere nuovi occhi. Sicuramente ottimi occhi sono quelli del cuore!
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