domenica 22 gennaio 2006
Oggi partiamo per la Thailandia. E' il primo viaggio a lungo raggio organizzato in pratica completamente da me, con un po' di sana incoscienza. Volo diretto Thai Airways da Malpensa a Bangkok Don Muang con Airbus A340.
Questa volta viaggiamo davvero leggeri: uno zainetto e un borsone a testa con un po' di t-shirt e qualche paio di bermuda, più il minimo indispensabile. Il volo è alle 13:05. L'aeroporto è quasi deserto. Al gate, mentre aspettiamo di imbarcarci, non riesco a non notare i tanti ometti anzianotti e piuttosto dimessi che tutti soli aspettano di salire a bordo. Siccome non credo che vadano a svernare in Thailandia, non posso non pensare che lo scopo del loro viaggio sia esclusivamente di natura sessuale... sono troppo malizioso?
E' una bellissima giornata tersa e soleggiata. Il volo parte il perfetto orario e, lasciatemelo dire, viaggiare con la Thai è un'esperienza paradisiaca. Appena saliti a bordo, le hostess, elegantissime e sempre sorridenti, offrono a tutti i passeggeri un'orchidea, il simbolo stilizzato della compagnia aerea, fiore che ci accompagnerà quotidianamente durante le prossime due settimane. Viaggiando verso est, il buio cala presto, amo volare di notte anche se non riesco a dormire in aereo: c'è più ordine, meno movimento e i bambini dormono. Ci servono pranzo, cena e colazione e ad ogni pasto le hostess si cambiano d’abito, sfoggiando addirittura bellissimi abiti lunghi in seta nei colori della compagnia (il viola impéra dappertutto) per la cena. Ci sono sia menu occidentali che thailandesi e io, giusto per cominciare ad abituarmi, scelgo sempre questi ultimi. Nella notte, guardando fuori dal finestrino, nel buio più totale, si vedono le fiamme sulla cima dei pozzi petroliferi. A un paio d'ore dall'atterraggio, sorvoliamo Calcutta: è enorme e piena di luci ma, dentro di me, penso a quanta povertà c'è laggiù. Tra una mangiata e un film, le 10 ore di volo passano veloci anche se avrei preferito dormire un po'.
Questa volta viaggiamo davvero leggeri: uno zainetto e un borsone a testa con un po' di t-shirt e qualche paio di bermuda, più il minimo indispensabile. Il volo è alle 13:05. L'aeroporto è quasi deserto. Al gate, mentre aspettiamo di imbarcarci, non riesco a non notare i tanti ometti anzianotti e piuttosto dimessi che tutti soli aspettano di salire a bordo. Siccome non credo che vadano a svernare in Thailandia, non posso non pensare che lo scopo del loro viaggio sia esclusivamente di natura sessuale... sono troppo malizioso?
E' una bellissima giornata tersa e soleggiata. Il volo parte il perfetto orario e, lasciatemelo dire, viaggiare con la Thai è un'esperienza paradisiaca. Appena saliti a bordo, le hostess, elegantissime e sempre sorridenti, offrono a tutti i passeggeri un'orchidea, il simbolo stilizzato della compagnia aerea, fiore che ci accompagnerà quotidianamente durante le prossime due settimane. Viaggiando verso est, il buio cala presto, amo volare di notte anche se non riesco a dormire in aereo: c'è più ordine, meno movimento e i bambini dormono. Ci servono pranzo, cena e colazione e ad ogni pasto le hostess si cambiano d’abito, sfoggiando addirittura bellissimi abiti lunghi in seta nei colori della compagnia (il viola impéra dappertutto) per la cena. Ci sono sia menu occidentali che thailandesi e io, giusto per cominciare ad abituarmi, scelgo sempre questi ultimi. Nella notte, guardando fuori dal finestrino, nel buio più totale, si vedono le fiamme sulla cima dei pozzi petroliferi. A un paio d'ore dall'atterraggio, sorvoliamo Calcutta: è enorme e piena di luci ma, dentro di me, penso a quanta povertà c'è laggiù. Tra una mangiata e un film, le 10 ore di volo passano veloci anche se avrei preferito dormire un po'.
in
Asia,
Thailandia
lunedì 23 gennaio 2006
Atterriamo a Bangkok all'alba. La pratica alla dogana è inquietante: un austero funzionario controlla con calma i documenti e scatta una foto con uno strana sfera di metallo posizionata sul banco, dopodiché attacca ad una pagina del passaporto un foglietto verde che è il permesso di soggiorno per 30 giorni tassativi, scaduti i quali sembra si possa essere sbattuti dentro una delle terribili prigioni thailandesi viste in molti film. Sto esagerando naturalmente ma, come avrò modo di verificare in seguito, il senso della gravità del reato è davvero relativo rispetto al mondo occidentale. Ritirati i bagagli, troviamo subito ad attenderci l'autista, con accompagnatore, per il trasferimento in hotel che avevamo prenotato dall'Italia: ci fa salire su una Volvo tutta bianca, dentro e fuori: comincia la nostra avventura in terra thailandese. La prima cosa che mi colpisce è che la città non ha assolutamente nulla di orientale: grattacieli modernissimi, torri con ristoranti rotanti sulla cima, strade a quattro corsie e traffico, tanto traffico.
Ad ogni chilometro lungo la strada, troneggiano enormi quadri rappresentanti Rama IX, re della Thailandia dal 1946, considerato alla stregua di una divinità e venerato come tale. I thailandesi hanno una vera adorazione per il loro monarca e non perdono mai l'occasione per lodarne l'operato, anche perché il solo parlarne male o criticarlo, così come imbrattarne l'immagine, garantisce una lunga permanenza in carcere e questo vale anche per gli stranieri.
Un'altra cosa che mi colpisce immediatamente è la bellezza della lingua thailandese, o meglio dell'ortografia: è un insieme di riccioli e accenti strani per noi assolutamente indistinguibili l'uno dall'altro. Mi chiedo cosa succederà tra qualche giorno quando saremo dispersi in mezzo alla campagna! L'unica cosa che so dire è salve: สวัสดี sawasdee che già si complica perché bisogna aggiungere krap o ka a seconda se l'interlocutore è maschio o femmina.
In meno di un'ora arriviamo in hotel: è sontuoso ed elegante, il personale è di una gentilezza imbarazzante. La camera è curata nei dettagli, piena di specchi decorati e cornici in legno intarsiato e con le immancabili orchidee.
Siamo stanchi e decidiamo di passare un po' di ore in camera per recuperare un po' di sonno. Prima però, prenotiamo dei tour guidati direttamente nell'hall dell'hotel per i prossimi giorni. Il tour operator al quale ci affidiamo è considerato il migliore per quanto riguarda la Thailandia e, come scopriremo in seguito, questa fama è altamente meritata: per poche decine di euro le offerte sono davvero ampie e invitanti. Come al solito, non riesco a dormire.
Alla sera usciamo: siamo a 100 metri esatti da Patpong, il che è tutto dire...
Patpong 1 (esiste anche Patpong 2, una parallela a pochi metri di distanza) è una via, lunga 250 metri, regno incontrastato di locali a luci rosse e di un mercato notturno esclusivamente dedicati ai turisti stranieri. Sui lati della strada, decine di go-go bar dove ragazze, più o meno discinte, perennemente appese a pali da lap dance, forniscono spettacolini erotici e, su richiesta, prestazioni particolari ampiamente descritte in dettagliati menu: la più gettonata sembra essere la pussy ping pong... avete presente la scena di Priscilla, la regina del deserto? Dopo accordi diretti, i clienti possono appartarsi con le ragazze in camere ai piani superiori per massaggi particolari.


Molto rappresentate e richieste sono anche le ladyboys, davvero molto belle. Ci sono anche molti locali gay al di fuori dei quali i ragazzi, coperti da una mini vestaglia, si rilassano fumando una sigaretta tra uno spettacolo e l'altro. Insomma, ce n'è per tutti i gusti!
Il mercato notturno, aperto dalle 18 alle 2 di notte, è il clou della via. Sono due file ininterrotte di bancarelle strapiene di merce di tutti i tipi e di tutte le marche naturalmente rigorosamente falsa. Il fatto incredibile è che i prodotti sono fatti talmente bene da farmi pensare che esiste un mercato parallelo che fa uscire la merce dai laborabori dove, per il costo della manodopera estremamente basso, vengono confezionati gli articoli originali. I prezzi già stracciati all'origine, possono essere più che dimezzati con un'abile trattativa. Quello che non si trova esposto, lo si può tranquillamente richiedere su catalogo: dopo 10 minuti al massimo il venditore te lo procura.
Ivan sembra fuori di sè preso da un attacco di shopping compulsivo, riesco a fatica a convincerlo ad andare a cena. Su consiglio di Marco, un ragazzo conosciuto in hotel, andiamo in un ristorante poco lontano: sembra molto trendy, vista la fila di gente che aspetta. Ci sediamo ad un tavolino all'aperto e qui cominciano i problemi: cosa ordinare? Per fortuna il menu ha le foto dei piatti, perciò scegliamo a vista. Il risultato è più che soddisfacente. Alla fine paghiamo l'equivalente di 15 euro, un'esagerazone considerando che in Thailandia si dovrebbe riuscire a mangiare bene con pochi euro. Sulla via di ritorno verso l'hotel, un po' di tristi attrazioni per turisti con elefantini costretti a stare sul marciapiede e scimmiette mascherate. In zona ci sono un sacco di locali aperti 24 ore dove poter ricevere uno dei famosi massaggi thailandesi... di che tipo, non è dato sapere! E adesso a nanna, sono cotto!
Il mercato notturno, aperto dalle 18 alle 2 di notte, è il clou della via. Sono due file ininterrotte di bancarelle strapiene di merce di tutti i tipi e di tutte le marche naturalmente rigorosamente falsa. Il fatto incredibile è che i prodotti sono fatti talmente bene da farmi pensare che esiste un mercato parallelo che fa uscire la merce dai laborabori dove, per il costo della manodopera estremamente basso, vengono confezionati gli articoli originali. I prezzi già stracciati all'origine, possono essere più che dimezzati con un'abile trattativa. Quello che non si trova esposto, lo si può tranquillamente richiedere su catalogo: dopo 10 minuti al massimo il venditore te lo procura.
Ivan sembra fuori di sè preso da un attacco di shopping compulsivo, riesco a fatica a convincerlo ad andare a cena. Su consiglio di Marco, un ragazzo conosciuto in hotel, andiamo in un ristorante poco lontano: sembra molto trendy, vista la fila di gente che aspetta. Ci sediamo ad un tavolino all'aperto e qui cominciano i problemi: cosa ordinare? Per fortuna il menu ha le foto dei piatti, perciò scegliamo a vista. Il risultato è più che soddisfacente. Alla fine paghiamo l'equivalente di 15 euro, un'esagerazone considerando che in Thailandia si dovrebbe riuscire a mangiare bene con pochi euro. Sulla via di ritorno verso l'hotel, un po' di tristi attrazioni per turisti con elefantini costretti a stare sul marciapiede e scimmiette mascherate. In zona ci sono un sacco di locali aperti 24 ore dove poter ricevere uno dei famosi massaggi thailandesi... di che tipo, non è dato sapere! E adesso a nanna, sono cotto!
martedì 24 gennaio 2006
Comincia la prima vera giornata a Bangkok, o meglio a Krungthep Maha NakhonAmon Rattanakosin Mahinthara Yutthaya Maha Dilok Phop Noppharat Ratchathani Burirom Udom Ratchaniwet Maha Sathan Amon PhimanAwatan Sathit Sakka Thattiya Witsanu KamPrasit (qui la pronuncia) che è il vero nome della città usato nelle cerimonie ufficiali, uno scioglilingua di 169 lettere che tradotto letteralmente significa "La città degli angeli, la grande città, l'eterna città gioiello, l'inespugnabile città del dio Indra, la grandiosa capitale del mondo dotata di nove gemme preziose, la città felice, che abbonda in un enorme palazzo reale, che è simile alla dimora celeste dove regna il Dio reincarnato, una città data da Indra e costruita da Vishnukarn" scritta in thai กรุงเทพมหานคร อมรรัตนโกสินทร์ มหินทรายุธยามหาดิลกภพ นพรัตน์ราชธานี บุรีรมย์อุดมราชนิเวศน์มหาสถาน อมรพิมานอวตารสถิต สักกะทัตติยะวิษณุกรรมประสิทธิ์ : poetico, vero?
Cominciamo la giornata con la miglior colazione mai fatta all'estero: la sala è molto bella e sembra di essere in una veranda con tovaglie e cuscini in tema floreale. Il buffet è ricchissimo e l'angolo omelette affollato. Ci sono un sacco di cinesi, probabilmente i nuovi milionari che stanno cominciando a invadere le località turistiche del mondo intero. C'è un banco con un sacco di frutta, intagliata da farla sembrare bouquet di fiori. Scelgo un frutto dalla polpa bianca con una miriade di semini scuri che all'esterno sembra quasi un carciofo rosa, mai visto prima: scoprirò in seguito essere la pitaya, meglio conosciuta come dragon fruit.
Partiamo per il tour. La guida thai è molto professionale e parla un italiano perfetto. La città è decisamente moderna e conferma la mia prima impressione. Per la strada ogni tanto compare qualche simbolo tipicamente orientale: enormi dragoni in carta colorata probabilmente preparati per qualche festa, guglie di templi buddhisti soffocate dai condomini. Per la strada tante palme con i tronchi ricoperti da piante di orchidee che vegetano, grazie alle loro radici aeree, semplicemente appoggiate ad essi e trattenute da una retina invisibile. Il traffico è davvero notevole, imperano le auto giapponesi.La prima tappa è Wat Traimit, il tempio dove è custodito il Buddha d'oro. La costruzione specie all'interno è piuttosto modesta. E' la più grande statua di Buddha in oro massiccio al mondo: 3 metri di altezza per 5.5 tonnellate!
Bizzarra è la storia di questa statua: la scoperta che fosse d'oro massiccio venne fatta accidentalmente. Attorno al 1950, durante dei lavori di trasloco, si ruppe un cavo della gru che la trasportava. La caduta provocò la rottura dello strato di stucco con la quale era stata ricoperta più di 200 anni prima per sottrarla al saccheggio dei birmani. Il tempio è pieno di fedeli che accendono bastoncini di incenso e offrono doni votivi e fiori di loto.
All'uscita troviamo già le pin e i piattini in ceramica con le nostre immagini scattate a nostra insaputa pochi minuti prima: i miracoli della tecnologia!
Dopo aver passato una zona con edifici tipicamente europei (notare le impalcature in bambù!),...

...attraversato un portale, si entra in un mondo fantastico, nel senso che sembra uscito da una fiaba. Tra statue di enormi demoni guerrieri e di creature antropomorfe, si ergono edifici decorati, templi, stupa. Tutto il complesso va sotto il nome di Wat Phra Kaew, il Tempio del Buddha di Smeraldo.
L'edificio più appariscente è il Phra Si Rattana Chedi, un enorme stupa interamente ricoperto di tessere di mosaico d'oro, provenienti dall'Italia, imitazione perfetta di quelli presenti ad Ayutthaya, la vecchia capitale.
Tutto questo ruota attorno all'edificio principale, il Phra Ubosot, il tempio principale del buddhismo thailandese, il San Pietro per i cattolici, all'interno del quale è custodito il Buddha di Smeraldo, il buddha patrono della Thailandia, un po' come San Francesco in Italia.
Ciò che mi stupisce veramente sono i dettagli delle decorazioni: è interamente ricoperto con tessere di mosaico colorare iridescenti, cornici dorate intarsiate, piccole statue, una meraviglia... kitsch!
Il Buddha di Smeraldo, fatto in realtà di giada, è una statuetta di 45 centimetri con un vestitino d'oro che viene cambiato, in autunno, estate ed inverno, dal re in persona. Attualmente indossa il capo invernale.
Ultima tappa del tour odierno è il Wat Pho, non lontano dal Grande Palazzo. E' la sede della più antica scuola di medicina tradizionale e massaggio terapeutico thailandese. L'attrazione principale è la Statua del Buddha Sdraiato o Disteso nel momento del passaggio al Nirvana. E' lunga 45 metri e alta 15 ed è costruita con mattoni e gesso e ricoperta da una lamina d'oro.
La pianta dei piedi è in madreperla, intarsiata con i 108 simboli del buon auspicio buddhista. La statua è così grande che l'edificio che la contiene è stato costruito dopo il posizionamento del Buddha (certo che potevano farlo un po' più grande visto che la statua è quasi a ridosso delle pareti).
Torniamo in hotel, ci riposiamo un po'. Poi un giretto nelle strade vicine e di nuovo a Patpong. Il programma della serata prevede di visitare il Flower Market che dicono sia spettacolare soprattutto di notte quando iniziano ad allestire i banchi. Saliamo su un taxi e l'autista finge di fare il tonto e di non capire, anche davanti ad una mappa turistica con tanto di disegnino: evidentemente non ha voglia di starsene mezz'ora in mezzo al traffico che a quest'ora è notevole, non lo considererà conveniente. Rinunciamo... amen.
mercoledì 25 gennaio 2006
Oggi usciamo da Bangkok per andare a visitare il Mercato Galleggiante di Damnoen Saduak, nella provincia di Ratchaburi, forse il più famoso del paese, a circa 100 chilometri dalla capitale. La guida thai di oggi si fa chiamare Cipollino: un nome, un programma! Alterna battute, che nessuno capisce, a risatine isteriche. Quando si fa serio comunque dimostra competenza. Lungo la strada, ci fermiamo a visitare una serra dove si coltivano orchidee: una meraviglia, porterei a casa un bel po' di vasi.
Arrivati a destinazione, ci fanno salire a gruppi di 6 su sottili imbarcazioni, le long-tail boat, azionate da una specie di gigante minipimer rumorosissimo che funge sia da motore ad elica che da timone. Percorriamo dapprima canali in mezzo alla campagna fino ad arrivare nella zona abitata del paese.
Qui le case sorgono proprio in riva ai canali, sono una sorta di palafitte moderne dove vivono gli agricoltori che lavorano nelle risaie adiacenti. Il canale è parte integrante della vita domestica: nell'acqua, non esattamente pulita, lavano vestiti e stoviglie. Ogni casa ha il proprio angolo di culto personale per propiziare la benevolenza degli dei. Mano a mano che ci si avvicina al mercato, il traffico di barche piene di turisti si fa più intenso.
Il mercato galleggiante, che una volta era ad uso e consumo della popolazione locale, adesso è diventato soprattutto un'attrazione turistica. Resta comunque estremamente affascinante. Nella parte coperta, sotto grandi capannoni, ci sono enormi tavoli dove si trova veramente di tutto, da souvenir a bellissimi tessuti. Non mancano anche qui le robe taroccate: per esempio, la famosa polo con il coccodrillo viene venduta per l'equivalente di 3.50 euro... ed è indistinguibile da una originale! La parte più suggestiva resta comunque quella che si trova sull'acqua. Qui, su tipiche imbarcazioni chiamate sampan, le donne, con caratteristici cappelli in paglia, vendono soprattutto frutta e verdura che, all'occorrenza, cucinano al momento; gli uomini invece vendono souvenir o merce tarocca. La vista dal ponte che attraversa in canale è incredibile: ora mi sento davvero in Estremo Oriente!
La tappa successiva è un laboratorio di falegnameria dove abilissimi scalpellini realizzano magnifici bassorilievi in tipico stile thailandese su legno di teak.
Ci sono ordinativi da ogni parte del mondo e le dimensioni dei pannelli vanno dalla piastrella a diversi metri quadri. Queste opere posso piacere o meno ma è innegabile l'abilità e la pazienza di questi intarsiatori: ormai penso che solo in queste parti del mondo siano rimasti artigiani in grado di fare lavori come questi, con tanta perizia e professionalità, con stipendi bassissimi... ci sarà pure un motivo per cui noi occidentali ne approfittiamo... no comment!
Il tour prosegue verso Nakhon Pathom dove si trova il Phra Pathom Chedi, lo stupa più alto del mondo con i suoi 127 metri. Uno stupa è in pratica un reliquiario buddhista e, per estensione, rappresenta il corpo, la mente e la parola del Buddha stesso. Questo tipo di monumento è tipico del sud-est asiatico e in ogni nazione assume una sua forma particolare.
L'ultima tappa del giro odierno ci porta al Garden Rose.
Dopo un eccellente pranzo a buffet, assistiamo ad un coinvolgente spettacolo di danze thailandesi, durante il quale vengono rappresentati momenti di vita quotidiana in un villaggio, con tanto di elefanti in scena. Alla fine c'è pure un combattimento (simulato) di muay thai, la boxe thailandese.
Domani dobbiamo essere a Kanchanaburi, a 150 km da Bangkok, dovremmo prendere taxi, treno, taxi: provo a buttare lì a Cipollino se può procurarci un autista: una telefonata e... domattina Mario alle 10 passerà a prenderci in hotel! Con 30 euro abbiamo risolto il problema... E vai !!! Probabilmente con 3 euro a testa saremmo riusciti ad arrivare a destinazione ma i tempi sono un po' stretti e sono un po' preoccupato per quello che troverò fuori Bangkok.
Cipollino vorrebbe portarci a vedere una fabbrica di tessuti ma io, Ivan e altri due ragazzi ci ammutiniamo e abbandoniamo il gruppo: prendiamo un taxi e torniamo in hotel per andare, tutti quattro assieme, in una spaghetteria, già scoperta ieri, gestita da un italiano trasferito qui da anni. Con 4 euro servono abbondantissime porzioni di pasta, rigorosamente della migliore marca italiana, così buona da rendere obbligatorio il bis.
Ultima serata passata per le strade di Bangkok a fare gli ultimi (per ora) acquisti: abbiamo già aggiunto un borsone rispetto alla partenza.
giovedì 26 gennaio 2006
Mario (ho finalmente capito che questi thailandesi si attribuiscono nomi occidentali per facilitare i turisti) arriva a prelevarci all'hotel con qualche minuto di ritardo, il che ci provoca un po' di ansia. Dobbiamo essere a Kanchanaburi per il primo pomeriggio: da casa, prima della partenza, ho prenotato un pacchetto che comprende 2 notti in hotel con servizio di mezza pensione e una serie di tour guidati che ci porteranno a spasso per la provincia di Kanchanaburi alla scoperta delle bellezze naturali e storiche della zona. Costo totale del pacchetto: 3600 bath, circa 80 euro! Mario non parla italiano ma ci intrattiene, durante le due ore di viaggio, raccontandoci qualcosa in inglese sulla sua terra, sulla grandezza del re e su quanto ha fatto per il popolo. Tiene una lezione sulle noci di cocco: in pratica, quelle che arrivano da noi, quelle marroni per intenderci, sono i loro scarti; delle noci di cocco, qui, la parte principale non è la polpa ma il latte che viene utilizzato in cucina o come bevanda: infatti nei bar vengono servite noci verdi, aperte in cima, dove con la cannuccia si beve il succo o, se ghiacciate, si mangia tipo granatina... prenderò presto l'abitudine di ordinarle regolarmente. Kanchanaburi è una cittadina molto estesa e la ricerca dell'hotel non è facile, nonostante abbia tutti i bigliettini, stampati a casa, con l'indirizzo scritto in thai. Fortunatamente, passandoci davanti, riconosco la facciata che avevo visto su una foto su internet. La camera è decisamente più modesta rispetto all'hotel di Bangkok ma pur sempre dignitosa e pulita e con quella cura per il dettaglio tipica di queste zone. Nonostante sia già passato mezzogiorno, riusciamo a scroccare gli avanzi della colazione e a riempirci la pancia. Alle 15 passa a prenderci il tuk-tuk taxi (un'Ape Piaggio con i sedili) per il primo tour: sto per vivere una delle esperienze più entusiasmanti della mia vita! La meta è il Tiger Temple. Nostri compagni di viaggio due ragazzotti americani accompagnati da due ragazzine locali: i loro discorsi vertono esclusivamente su argomenti di carattere sessuale e vengo interpellato solo per tradurre in italiano l'espressione f**k! Il Tiger Temple dista circa 40 km: il viaggio dura circa un'ora ed è divertente sfrecciare su questo trabiccolo che arranca in salita.
Il Tiger Temple è un luogo dove i monaci buddhisti accudiscono le tigri orfane o ferite trovate nella giungla. Durante il giorno, le tigri vengono tenute libere all'interno di una cava-canyon osservate e nutrite da numerosi assistenti, durante la notte vengono rinchiuse in grandi gabbie solo per evitare che si allontanino. E' in progetto la costruzione, grazie al ricavato dei biglietti di ingresso (300 bath) e delle offerte, di un parco circondato da un profondo fossato in modo da permettere alle tigri di restare libere anche la notte. Si accede al canyon attraverso una gola rocciosa e arida.
Arriviamo davanti alle tigri dalle quali restiamo ancora separati da una transenna. Le tigri indossano tutte un collare e, quando qualcuna diventa un po' nervosa, viene legata a catene ancorate al terreno o alla roccia: dopotutto sono e restano animali selvatici, anche se parzialmente abituate all'uomo. Veniamo fatti entrare uno di seguito all'altro e ognuno di noi ha un assistente personale che non si allontana mai troppo e si occupa di scattare le foto con la nostra fotocamera per immortalare i nostri 10 minuti di gloria. La cosa strana è che nessuno ha tentennamenti o rinuncia ad entrare: forse è la tranquillità della situazione... o forse la rassegnazione. In circostanze diverse penso che nessuno si avvicinerebbe a questi animali.
E' una vera emozione, non paura, stare accovacciato vicino a questi bestioni, accarezzarli e sentire il loro respiro. Non vorrei più andare via. I monaci coccolano le loro creature che sembrano ricambiare con le fusa.
E' quasi sera e accompagniamo le tigri nel loro rifugio notturno: Ivan ha ormai preso una grande confidenza e se ne sta di fianco al monaco e davanti agli assistenti. In una aiuola, due cuccioli giocano tra loro e si fanno accarezzare e prendere in braccio dai turisti.
Questa è una giornata che rimarrà indelebile nella mia mente e nel mio cuore per tutta la vita: penso (spero!) che tutto quello che ho visto e vissuto corrisponda veramente alla realtà e che non ci sia, in alcun modo, uno sfruttamento di questi animali a scopo turistico o peggio.
Torniamo in hotel. La cena viene servita in locale adiacente, una specie di saloon thailandese dove si suona dal vivo musica country americana; la cucina è però rigorosamente thai: a differenza di quella cinese agro-dolce, questa è caratterizzata dal connubio dolce-piccante. Stasera mangio una minestra di pollo con peperoncino che nonostante l'aggiunta di latte di cocco per stemperare il piccante, pizzica davvero tanto. E da bere, l'immancabile birra Singha. Passeggiando per la via principale della città, troviamo, sopra un telefono pubblico, una scheda telefonica internazionale intatta che ci permette di chiamare in Italia, fissi e cellulari, a 14 cent/min. Ne abbiamo già un'altra comprata a Bangkok: adesso chiamiamo anche il parrucchiere per salutarlo!
Il Tiger Temple è un luogo dove i monaci buddhisti accudiscono le tigri orfane o ferite trovate nella giungla. Durante il giorno, le tigri vengono tenute libere all'interno di una cava-canyon osservate e nutrite da numerosi assistenti, durante la notte vengono rinchiuse in grandi gabbie solo per evitare che si allontanino. E' in progetto la costruzione, grazie al ricavato dei biglietti di ingresso (300 bath) e delle offerte, di un parco circondato da un profondo fossato in modo da permettere alle tigri di restare libere anche la notte. Si accede al canyon attraverso una gola rocciosa e arida.
Arriviamo davanti alle tigri dalle quali restiamo ancora separati da una transenna. Le tigri indossano tutte un collare e, quando qualcuna diventa un po' nervosa, viene legata a catene ancorate al terreno o alla roccia: dopotutto sono e restano animali selvatici, anche se parzialmente abituate all'uomo. Veniamo fatti entrare uno di seguito all'altro e ognuno di noi ha un assistente personale che non si allontana mai troppo e si occupa di scattare le foto con la nostra fotocamera per immortalare i nostri 10 minuti di gloria. La cosa strana è che nessuno ha tentennamenti o rinuncia ad entrare: forse è la tranquillità della situazione... o forse la rassegnazione. In circostanze diverse penso che nessuno si avvicinerebbe a questi animali.
E' una vera emozione, non paura, stare accovacciato vicino a questi bestioni, accarezzarli e sentire il loro respiro. Non vorrei più andare via. I monaci coccolano le loro creature che sembrano ricambiare con le fusa.
E' quasi sera e accompagniamo le tigri nel loro rifugio notturno: Ivan ha ormai preso una grande confidenza e se ne sta di fianco al monaco e davanti agli assistenti. In una aiuola, due cuccioli giocano tra loro e si fanno accarezzare e prendere in braccio dai turisti.
Questa è una giornata che rimarrà indelebile nella mia mente e nel mio cuore per tutta la vita: penso (spero!) che tutto quello che ho visto e vissuto corrisponda veramente alla realtà e che non ci sia, in alcun modo, uno sfruttamento di questi animali a scopo turistico o peggio.
Torniamo in hotel. La cena viene servita in locale adiacente, una specie di saloon thailandese dove si suona dal vivo musica country americana; la cucina è però rigorosamente thai: a differenza di quella cinese agro-dolce, questa è caratterizzata dal connubio dolce-piccante. Stasera mangio una minestra di pollo con peperoncino che nonostante l'aggiunta di latte di cocco per stemperare il piccante, pizzica davvero tanto. E da bere, l'immancabile birra Singha. Passeggiando per la via principale della città, troviamo, sopra un telefono pubblico, una scheda telefonica internazionale intatta che ci permette di chiamare in Italia, fissi e cellulari, a 14 cent/min. Ne abbiamo già un'altra comprata a Bangkok: adesso chiamiamo anche il parrucchiere per salutarlo!
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